La morte di Marchionne ci dice che la vita è solo di Dio

Da La Nuova Bussola Quotidiana

La morte improvvisa di un uomo all’acme del suo successo ci induce anzitutto alla riflessione e al silenzio. La vita è di Dio, è solo di Dio. E possiamo pregare e desiderare che la sua vita sia stata vissuta con un ultimo riferimento alla volontà di Dio.
– IL RISVEGLIO DEGLI IDEOLOGI, di Ruben Razzante
– LAVORO, L’EREDITA’ DI MARCHIONNE, di Marco Ferraresi

 

La vicenda della morte improvvisa di Sergio Marchionne, forse quando aveva già raggiunto l’acme delle proprie capacità e del proprio successo – economico, politico, sociale – deve essere occasione di riflessione, e non, come purtroppo si è visto spesso in questi giorni, l’occasione di una serie di opinioni presentate in modo indiscutibile; tanto più indiscutibile quanto più povere nel loro contenuto.

La vita è di Dio, la vita è solo di Dio. E ne dispone come vuole, nei tempi dello svolgersi della vita fino all’ultimo misteriosissimo momento, difficoltoso da vivere, del passaggio dalla storia all’eternità.

Vorrei che fossimo tutti accanto a questo nostro fratello e nel silenzio della nostra coscienza, pregando se crediamo o silenziosi se non crediamo, facessimo compagnia in questo ultimo tratto della sua vita che lo pone già – come si diceva nel buon tempo antico – davanti alla sacralità della morte. Si richiede silenzio, affetto e rispetto per questa vita, ancor prima di individuare gli elementi positivi o negativi di quanto svolto in vita. Ecco, stare accanto e desiderare dal profondo del cuore che questa vita sia stata vissuta bene, sia stata vissuta con un ultimo riferimento alla volontà di Dio. E questo è molto più importante di tutti i successi che comunque sono stati certamente ottenuti, ma sui quali non spetta a me – né ad altri vescovi –  dare giudizi tecnici.

* Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

 

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