Tra la fine 2017 e l’inizio dell’anno in corso, è stato un viavai dall’ospedale: difficoltà a deglutire, a respirare, poi la broncopolmonite. E da lì, ecco la decisione di dare ai medici la possibilità di mettere in pratica la sua volontà, senza più doversi rivolgere al giudice tutelare, come in passato. Poi qualcosa è successo, qualcosa di grande nella sua testa.

Tutto dopo un incontro avuto con monsignor Luigi Negri. «Gli disse che Dio – racconta la moglie traducendo la volontà di Salvatore – aveva scelto lui, come aveva fatto con suo figlio Gesù». «E che valeva la pena provarci, – aggiunge Silvia, grandissima amica – andare avanti, continuare a vedere fiorire le piante, anche con quella malattia, anche senza più la sua voce e la mobilità di braccia e gambe». Salvatore così ha deciso di provarci, di giocare con una casacca diversa sulle spalle, ma di giocarsela fino in fondo. E la sua forza sono le persone, Elena, gli amici, il figlio. Il biotestamento? «È giusto – dice – anche per i familiari». E il fatto che dj Fabo sia stato costretto ad espatriare per morire «è cosa assurda. Anche io, nella sua condizioni, lo avrei fatto». Una lacrima gli scende lenta. Ma il tuo cuore, domanda Silvia, di che cosa ha bisogno? Salvatore si illumina e punta lo sguardo su cinque lettere: «A-M-O-R-E». Suonano alla porta, è Stefano, il figlio che lo abbraccia forte: «Ciao papà e tanti auguri. Oggi è la tua festa».

NICOLA BIANCHI