Intervista sul documento dei Vescovi dell’Emilia Romagna sul capitolo VIII di Amoris Letitia

Da La nuova bussola Quotidiana

C’è un vescovo emiliano che ha certe preoccupazioni. E’ Luigi Negri, vescovo emerito di Ferrara che interviene dopo la pubblicazione della nota pastorale firmata dalla Conferenza episcopale emiliano romagnola sull’interpretazione del capitolo VIII di Amoris Laetitia. Nei giorni scorsi la Nuova BQ ha riportato la pubblicazione firmata genericamente “I vescovi dell’Emilia Romagna” nella quale la Conferenza Episcopale Emiliana ha fornito un’interpretazione dei passaggi più discussi del documento papale in merito alla comunione per i cosiddetti divorziati risposati. Ma, almeno in due punti, l’articolo 9 e l’11, vi si può leggere neanche tanto velatamente una sorta di liceità degli atti extraconiugali. Esemplificativo ad esempio il fatto che le unioni di secondo letto vengano definite sic et simpliciter “atti coniugali”. Si tratta di una variazione non solo nominale su quelli che la dottrina considera comunque adulteri? O c’è dell’altro?

Il tema è ampiamente dibattuto e a tratti è diventato lacerante e Negri in questa intervista alla Nuova BQ interviene con una critica sulla modalità scelta dai vescovi emiliani.

Eccellenza, che cosa pensa del documento licenziato dai suoi confratelli?
Vorrei intervenire sul metodo utilizzato.

Ma nel merito si intravvedono delle prese di posizione molto tranchant che sembrano sdoganare l’adulterio e giustificare a determinate condizioni l’accesso ai sacramenti…
Appunto per questo, c’è già abbastanza confusione in merito. Non mi sembra il caso di aggiungere benzina sul fuoco rischiando di ridurre il tutto a semplici opinioni.

Allora, lei è stato coinvolto?
No.

Avrebbero dovuto farlo?
Mi limito soltanto a ricordare che l’ultima volta che la CeER fece un documento in occasione delle elezioni, a me toccò di stendere un testo che venne recapitato ad ogni singolo vescovo emiliano e romagnolo perché potesse farsi un parere esaustivo. Addirittura un confratello tenne il testo per una settimana perché doveva essere condiviso il più possibile.

E questa volta le cose come sono andate?
Non so se è stato fatto allo stesso modo, di sicuro io non ho saputo nulla, ma il fatto che non sia stato coinvolto mi fa pensare che si sia trattato di un documento affrettato di cui non si capisce l’obiettivo.

Forse aiutare il clero a sviscerare un punto dibattuto dell’esortazione Amoris Laetitia?
Ma a me sembra piuttosto un intervento dannoso e frutto di pressioni.

Perché?
Perché non ha senso continuare a sviscerare o interpretare il senso profondo di due o tre righe del Capitolo VIII di AL non accettando che esistono distonie o contraddizioni che solo l’estensore potrà risolvere.

Se fosse stato invitato a parlarne che cosa avrebbe detto?
Che ciò che è importante per noi pastori è di leggere l’Amoris Laetitia nella sua totalità, collegandola al resto dell’insegnamento magisteriale. Altrimenti ci limitiamo a isolare delle righe di un documento e ci esauriamo in una specie di esegesi della quale al nostro popolo credo che interessi poco.

Eppure le parole dei vescovi sembrano decisive.
L’unica strada per leggere Amoris Laetitia è di farlo alla luce del Magistero e non il contrario come invece si sta cercando di imporre: cioè rileggere il magistero alla luce di Amoris Laetitia. Perché non c’è nessun documento della Chiesa leggendo il quale si possa prescindere dalla Tradizione.

Però la ridefinizione della castità nelle seconde unioni non più come l’unica via percorribile, ma permessa per la salvaguardia dei figli, sembra andare contro il vivere fratello e sorella di Familiaris Consortio.
La prego di non farmi entrare nel merito. Dico solo che se questo documento si mettesse contro la tradizione, i vescovi si assumerebbero una responsabilità gravissima.

Che cosa pensa dei punti 9 e 11 che pare di capire siano i più problematici?
Mi pare che sia presente una tensione alla concessione dei Sacramenti che mi sembra derivata più da una pressione che da una posizione adeguatamente motivata. In generale il testo è scritto con una fretta che non mi sembra pastorale.

Che cosa intende per pastorale?
Quello che intendeva l’indimenticato cardinale Caffarra: la pastorale scaturisce da una dottrina chiara, posseduta adeguatamente, vissuta e testimoniata.

A proposito di Caffarra: non è curioso che questo documento esca proprio in Emilia a pochi mesi dalla scomparsa dell’ex arcivescovo di Bologna? C’è chi ha parlato di un affronto.
Non commento questo, di sicuro ricordo come Caffarra abbia ripetuto instancabilmente che “una pastorale senza dottrina non è una pastorale, ma è un arbitrio”.

C’è chi dice che il documento sia stato licenziato con alcuni vescovi contrari o assenti. Le risulta?
Non lo so, ma da quello che ho capito sembra un’iniziativa più di alcuni…

Chiederà che venga ritirato?
Se me lo domandassero chiederei che venga fatta un’esegesi seria di questo documento e non una difesa o un attacco ad oltranza perché la Chiesa non ha bisogno di queste contrapposizioni ideologiche, ma di essere aiutata a comprendere.

* Andrea Zambrano

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