Omelia Sabato 31 marzo 2018 – Messa della Veglia Pasquale – Chiesa Madonna della Medaglia Miracolosa di Milano

Sia lodato Gesù Cristo.

Questa sera, nella solenne veglia Pasquale, abbiamo camminato con il Signore, guidati dalla sapienza della Parola di Dio, attraverso i passi di un cammino splendido, fatto di eventi, di momenti straordinari del cosmo e della storia, ricordati con gratitudine e commozione.

Abbiamo camminato verso la definitiva rivelazione di Cristo, Nostro Signore e nostro Dio, redentore della nostra esistenza, centro del cosmo e della storia, come ci ha ricordato San Giovanni Paolo II. Tutti i momenti hanno avuto il loro valore e hanno provocato commozione, gratitudine, senso del nostro limite e perciò richiesta accorata di perdono. È la presenza del Signore che libera il cuore dal male e ci fa vivere con Lui la vita vera e definitiva.

Abbiamo camminato grazie alla grande liturgia della Chiesa. Non esiste un punto più alto e più bello di questo. Dio ha legato la mia storia alla sua storia, una storia particolare, la storia di Dio e del suo popolo e, in questa storia, sono entrati tutti i momenti del dialogo ininterrotto fra Dio e il suo popolo. Sono entrati momenti grandi in cui il cuore umano sente la tensione a conoscere finalmente il volto di Dio. Ma sono entrati anche momenti dolorosi, quelli in cui il cuore dell’uomo si nasconde in sé e pone ostacoli inesorabili affinché il Signore si renda presente. Questa è la storia di Dio e della nostra vita. Questa è la storia di Dio che continua nella nostra vita, nella storia della Chiesa. Noi ci sentiamo oggi come il frutto maturo della presenza di Cristo, il frutto maturo della sua morte sofferta per noi, il frutto maturo della sua passione. Ci sentiamo soprattutto il frutto maturo della sua risurrezione.

Come ha detto la splendida liturgia di questa veglia, anche dal punto di vista dei temi e delle immagini, scende ora finalmente sulla nostra vita la luce serena del Signore. Il Signore, Figlio del Dio immortale, non penetra nella nostra vita seminando lutti e distruzioni, come normalmente gli uomini fanno segnando tragicamente la vita dei loro fratelli. Il Signore entra nella nostra vita e la sua presenza stende sulla nostra esistenza una luce serena. Lasciamoci investire da questa serenità. Ci manca questa serenità. La nostra vita, come ci ha ricordato Papa Francesco in questi giorni, è segnata da contraddizioni, paure, terrori e tensioni. La nostra vita non è serena e noi cerchiamo la serenità dove non possiamo trovarla, in noi stessi, nella manipolazione dei nostri sentimenti o dei nostri progetti. Cerchiamo la serenità dove non possiamo trovarla e dove nessuno la può dare. Solo il Signore Gesù Cristo che, morendo e risorgendo per noi, ci chiama a partecipare della sua vita nuova e definitiva, può dare la serenità.

Noi siamo, in questo annuncio che la Pasqua rinnova, debitori di Cristo per una cosa grandiosa: il cambiamento della nostra vita, del nostro cuore. Come ha detto la liturgia, è stata una cosa grande la creazione, manifestazione della potenza di Dio, creatore dal nulla di tutte le cose; un gesto miracoloso che ha fatto fiorire la vita dove prima c’era solo silenzio e desolazione. Tuttavia, lo straordinario miracolo della creazione, non è ancora nulla rispetto al grande miracolo in cui la morte e la risurrezione del Signore hanno definitivamente posto la nostra esistenza. Noi partecipiamo della vita di Dio. La vita di Cristo Signore è diventata e diventa la nostra vita e, mentre su di essa si stende con commozione la serenità della sua luce, la nostra vita si lega con Colui che l’ha generata, il Cristo; essa è vissuta come compagnia con il Cristo. Noi siamo così chiamati a vivere e a pensare la nostra esistenza come a una missione nella quale annunciare ogni giorno che Cristo è veramente risorto e abita in mezzo a noi.

Così sia

* + Luigi Negri, Arcivescovo Emerito di Ferrara-Comacchio

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