FALSE SOLUZIONI PER PROBLEMI IRREALI

da Studi Cattolici

Nel mondo cattolico si è ormai diffusa la moda di organizzare iniziative di carattere sociale che tentano di affrontare il rapporto tra cristiani e Islàm. Lo schema di questi incontri è sempre lo stesso:

l Circa i partecipanti, viene sempre invitato l’Imam o un rappresentante dell’islamismo possibilmente locale, che rappresenta la posizione islamica in modo positivo, come se l’Islàm non avesse mai cercato – non solo in tempi lontani – di eliminare, anche in maniera violenta, gli «avversari».

l Circa i presupposti, invece, si dà per scontato che i cattolici debbano farsi carico della responsabilità di tutte le difficoltà che la storia ha stratificato nei rapporti con gli islamici, nella presunzione ideologica e antistorica che esse nascano dal fatto che i cristiani siano stati troppo chiusi, rigidi, incapaci di confronto e di dialogo, e quindi sostanzialmente esclusivi, costringendo gli interlocutori all’uso della violenza per abbattere le barriere che gli impedivano di vedere la luce.

l Circa le conclusioni si termina, sempre o quasi, con la richiesta di scuse per il male commesso dai cristiani, con l’auto-invito a superare ogni tentazione di esclusivismo, di chiusura, di intolleranza per essere all’altezza dell’indifferibile dialogo con il mondo islamico.

Tra le tante cose, quello su cui faccio più fatica è accettare la metodologia di un tale confronto. Non mi pare che l’Islàm, soprattutto in Italia, rappresenti un problema pressante, e nemmeno mi sembra che emergano, da parte dei cattolici, atteggiamenti così negativi o intolleranti; invece, lo schema di questi incontri continua a ripetersi con una modalità esasperata: la colpa è dei cattolici che si rinchiudono, innalzano muri ideologici, non sanno dialogare.

Sembra quasi un sistema pensato e voluto per ottenere altro. Che il dialogo con il mondo islamico sia solo un’ennesima occasione strumentale? Infatti, se questo è l’errore, la soluzione non può che essere un cambiamento dei cattolici nei confronti dell’islamismo. Cambiato il paradigma – cambiato il mondo cattolico – ottenuto il risultato.

Entrando nel merito, la posizione che soggiace alla teoria di questi incontri, non solo è contraddetta dalla Storia, ma anche da tutta una consistente letteratura scientifica, oltre che da numerosissimi esimi teologici (come il gesuita Samīr Khalīl Samīr e tanti altri) che sottolineano con grande lucidità e libertà che l’Islàm, nel suo insieme, approcciando in maniera letterale al testo ritenuto sacro, ha inscritto nel proprio Dna la missione di eliminare gli infedeli.

Quindi il rischio o magari – Dio non voglia – il vero obiettivo di questi incontri non è l’approfondire secondo verità l’oggetto del confronto ma forse, piuttosto, favorire un cambio di paradigma attraverso un metodo strampalato che possa poi applicarsi a tutto: un dialogo fine a sé stesso, senza identità e senza riferimento alla Verità oggettiva e reale. non sarebbe invece più sensato, e più realistico, che tutti coloro che vivono in questa società, con le loro differenze specifiche (siano essi cattolici, ortodossi, protestanti, atei, anticlericali…) trovassero nell’adesione alla propria identità la capacità di confronto libero e di vero dialogo arricchente? Ricordo, ancora come se fosse adesso, il meraviglioso discorso del card. Giacomo Biffi alla consegna del Premio di Cultura Cattolica, nel 1993, nel quale ribadì con forza l’evidenza che soltanto l’incremento della propria identità consente di dialogare. Diceva: «Il dialogo non è dar ragione a ogni interlocutore, questa è la negazione del dialogo. Per poter dialogare con qualcuno io devo essere me stesso. abolire quindi le diverse identità nel tentativo di scioglierci in una mentalità generale significa abolire di fatto il dialogo».

Il problema reale nel dialogo con gli islamici – e che troppi sembrano o fingono di non notare – è che il mondo islamico ha insito, nella propria identità, l’esclusività indebitamente attribuita al mondo cristiano, con il mandato quasi missionario di eliminare chi ha un’identità diversa, l’infedele, l’avversario. Tentare di risolvere il problema operando un proprio mea culpa parziale è una falsa soluzione per un problema irreale. ai problemi reali del mondo culturale contemporaneo non si risponde con il pietismo sentimentalistico e moralistico. Il reale ci impone di cogliere un’altra cosa, ovvero che il cristianesimo è la religione più contestata e combattuta al mondo e che migliaia di cristiani vengono ancora oggi pubblicamente martirizzati, o nascostamente combattuti e osteggiati. Ecco allora che acquista ancora più valore, nella nostra società, non il fare passi indietro circa la propria identità quanto, al contrario, spendere tutte le proprie energie in una testimonianza coraggiosa e pacifica, salda e propositiva della propria identità e appartenenza.

* Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

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