Opportune et Importune

Mediocrità distruttiva

Da Studi Cattolici

Credo che sia più che mai indispensabile riprendere, con sempre maggiore pertinenza e profondità, un giudizio fiorito nel magistero di don Giussani, negli anni Novanta, quando egli metteva in guardia dalla diffusione inarrestabile della mediocrità. «La mediocrità può distruggere la società», diceva, «e insidia in maniera terribile la stessa esperienza ecclesiale, nella misura in cui essa non diventa luogo della memoria di Colui per cui si vive». Com’è possibile che questo accada? È chiaro che la fede dispiega al massimo tutte le potenzialità dell’uomo, le sue energie intellettuali e morali, ma ciò non avviene in modo meccanico, perché tale sviluppo è favorito da un’esperienza umana autentica, dall’incontro della fede con l’umanità. Quando questo viene a mancare, aumenta il rischio che la stessa vita cristiana sia segnata dalla mediocrità. Che cos’è l ’esperienza umana autentica? È l’esperienza della domanda di senso, della ricerca di significato, del desiderio di bellezza e di bene, possibile grazie a un uso adeguato della ragione. Come papa Benedetto XVI ci ha insegnato, la ragione non ha come compito principale l’organizzazione di oggetti da conoscere e manipolare, perché essa è chiamata a vivere la grande sfida del mistero. La ragione, per sua natura, vive questa inesorabile tensione a cercare di penetrare il mistero profondo di Dio che è anche il mistero del cuore umano.

Occorre, con lealtà verso noi stessi e verso i protagonisti dell’attuale vita sociale e politica, riconoscere che la mediocrità è molto diffusa. Essa domina il cli-m a sociale in cui viviamo, come emerge nell’infinito dibattito sulla formazione del governo, ovvero sul futuro del nostro Paese. Manca totalmente la tensione a definire dei programmi che possano favorire il bene del Paese. È del tutto assente la consapevolezza reale delle gravissime questioni interne che caratterizzano la nostra vita sociale. Mi sembra che due questioni particolari si segnalino in modo evidente e meritino di essere richiamate. La prima è identificabile nella sostanziale disistima della vita, nella sua manipolazione lungo tutte le fasi che la contraddistinguono, fino a preoccupanti derive di carattere eutanasico. Questo attacco alla vita avviene senza che quasi nessuno ne discuta più, perché sembra che venga dato per scontato che debba essere necessariamente così. La seconda questione è l’assoluta irresponsabilità dei protagonisti politici, non certo del popolo, di fronte al problema dell’accoglienza e integrazione degli stranieri. L’accoglienza dev’essere compiuta all’interno di una ripresa poderosa della nostra identità cristiana ed europea, non nella sua dimenticanza. Altrimenti l’accoglienza non è più tale, perché diventa un’invasione. L’Europa, nei secoli passati, è stata capace delle più grandi e articolate accoglienze. Oggi, invece, accoglienza e integrazione sono promosse nella dimenticanza dell’identità, finendo per conferire alla stessa accoglienza un carattere di soggezione a un’invasione. La mediocrità poi si colora anche di coincidenze alquanto insolite che accadono proprio nei giorni concitati del tentativo di formazione di un governo. Infatti, è particolare che sia venuta a maturazione la sentenza del processo relativo alla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, che la maggior parte dell’opinione pubblica ha sentito come strana, favorendo in questo modo nuovi veti verso la partecipazione di certe forze politiche alle responsabilità di governo. Una classe politica di mediocri, che non è certamente cambiata in meglio dopo le elezioni, può fare un ultimo gravissimo errore: pensare che il popolo sia mediocre anch’esso. Sono convinto che questo sia un calcolo profondamente sbagliato. I miei quindici anni da vescovo, nelle due diocesi che mi sono state affidate, mi hanno fatto percepire che il popolo italiano è una presenza reale. Per questo, come ripeteva l’indimenticabile card. Giacomo Biffi, i vescovi devono guardare al popolo, identificarsi con le sue domande e cercare di aiutare il suo camino di educazione. Si può, infatti, cominciare a combattere questa mediocrità solo se la Chiesa riprenderà la sua inderogabile funzione educativa; solo se essa tornerà a educare il popolo, facendo, così, nascere all’interno della società un fattore buono e positivo, ovvero una realtà di popolo autentica e vera. Come affermava Benedetto XVI, concludendo la sua indimenticabile visita alla diocesi di San Marino-Montefeltro, la Chiesa si esprime in laici vivi, attivi e intraprendenti. Questa laicità è una potenzialità del nostro popolo cristiano. Occorre che questa potenzialità venga portata a effettiva maturità. Solo così si può cominciare una contestazione viva e attiva di quella mediocrità che comporta un’insopportabile restrizione della vita umana alla quale rischiamo di essere condannati, quasi senza accorgercene.

* + Luigi Negri, Arcivescovo Emerito di Ferrara-Comacchio

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