Opportune et Importune

“Se Cristo non è il centro”

Da STUDI CATTOLICI rubrica Opportune et Importune

Quando rifletto sulla situazione dell’ecclesiasticità mi sovviene una delle espressioni (forse fra le ultime e più incisive) che ci ha consegnato nel suo magistero il cardinale Carlo Caffarra. Diceva: «Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione». Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori in questi anni: abbiamo sentito sdottorare il capo dei Gesuiti che non si poteva essere sicuri delle parole di Cristo nei Vangeli perché allora non c’erano i registratori e questa affermazione non è stata mai né chiarita né corretta. Abbiamo assistito e assistiamo quotidianamente alla diffusione di un’immagine di un Lutero riformatore della Chiesa che – come han mostrato alcuni eminenti studiosi – non ha nessun fondamento storico. Siamo perseguitati dall’idea che scompaia qualsiasi concetto di premio o di castigo, sostituito da un’enorme melassa che avrà ragione di tutto, anche della libertà dell’uomo. Abbiamo assistito alla continua dissacrazione delle chiese ridotte a refettori, per l’ideologia che la chiesa è casa della comunità, non luogo dove si celebra il mistero della presenza sacramentale del Signore. È certamente più facile perdere la fede che conquistarla, come dicevano i Padri della Chiesa. Se è così, io credo che ci si debba chiedere qual è la radice di questa confusione diffusa, di questo disagio, di questa divisione nella Chiesa, perché, come diceva Pascal, a destra del Rodano si dice una cosa e a sinistra del Rodano se ne dice un’altra; perché l’episcopato polacco ha assunto una certa posizione e l’episcopato tedesco ne ha assunta un’altra. Io mi domando se alla radice della nostra vita personale e in quella ecclesiale, c’è l’avvenimento di Cristo presente nella sua assoluta verità e nella sua imponenza: alla fine e all’inizio di tutto c’è Cristo o ci sono le nostre interpretazioni, i nostri programmi, l’incombenza ritenuta necessaria di fare questo o quest’altro, di impegnarsi in un progetto etico o pedagogico o di solidarietà? C’è Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, Redentore dell’uomo e del mondo, centro del cosmo e della storia? All’inizio del nostro cammino quotidiano c’è la consapevolezza di una presenza alla luce della quale viviamo l’esistenza quotidiana o c’è un messaggio di cui poi

si impadroniscono, con la loro presunzione, gli esegeti, i filosofi, i teologi? La vita ecclesiale è complessa e varia: gli elementi di speranza ci sono, ma ci sono anche molti elementi di sfiducia; tutto questo è perché forse la radice di tutto non è più la Persona di Gesù Cristo e la fede in Lui, ma qualcosa che riteniamo essenziale, ma dopo di Lui. Ecco perché la grande tentazione della cristianità di oggi è di lasciare la forza della fede in Cristo e di sostituirla con delle gnosi che rispondono ai vari problemi presenti nelle società, che tentano di provocare una solidarietà fra tutti quelli che sentono questi problemi e si sentono chiamati a tentare di risolverli. Così ci può accadere di non aver chiaro uno degli ultimi grandi insegnamenti di Benedetto XVI, già formulato nel suo indimenticabile discorso di Regensburg, ma riproposto recentemente: la Chiesa Cattolica (almeno in Occidente) vive pressata da due grandi minacce che ci sono, che esistono, che non si inventano, che sono lì, ci guardano con aria inesorabilmente ostile; in primis, è ciò che rimane della vicenda razionalista, illuminista e laicista, cioè la mentalità comune secondo cui è possibile che ciascuno pensi quello che vuole, a condizione che non pensi di Cristo, che non parli di Cristo, che non proponga Cristo. Libertà per tutte le posizioni che sono ritenute sostanzialmente equivalenti, tranne che per la posizione che rende vivo e presente nel mondo Gesù Cristo: la Chiesa. Dall’altra parte c’è l’Islam che ha una preoccupazione esplicita di vita e di azione, ed è quella di distruggere la presenza cristiana per affermare in modo indiscusso e indiscutibile la propria egemonia sul mondo. La nostra vita è fondata su Cristo ed è lì che ci rinnoviamo continuamente, è lì che approfondiamo la consapevolezza critica, è da lì che parte il movimento della nostra intelligenza e del nostro cuore, per essere testimoni credibili e vivi nel mondo di oggi. Se non partiamo da qui ci perdiamo nei rivoli, nei mille tentativi e nelle tentazioni per cui l’avvenimento di Cristo è al massimo oggetto di qualche discussione para-teologica nei molti recessi culturali di questa nostra cristianità un po’ demodé.

*  +Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

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