stemma

MOTTO : TU FORTITUDO MEA

D’azzurro, alla croce diminuita d’oro, accantonata: in capo, da un drago con la testa rivolta, d’oro, trafitto da una lancia con l’asta cimata da un pomo crocettato, il tutto d’argento, e da due rami di palma d’oro, decussati in punta e racchiudenti tre stili da scrittura d’argento posti a ventaglio; in punta, dalla lettera alfa e dalla lettera omega, entrambe d’argento. Lo scudo accollato ad una croce astile gigliata d’oro, gemmata di sette pezzi di rosso, e timbrato da un cappello prelatizio a dieci nappe per lato, il tutto di verde.

Lo stemma di Mons. Luigi Negri quale Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, è frutto della rielaborazione dello stemma che lo stesso Presule aveva già adottato al momento della nomina a Vescovo di San Marino-Montefeltro.

Al preesistente stemma (d’azzurro, alla croce latina d’oro fondata sulla punta dello scudo e accantonata al di sotto della traversa dalle lettere Alfa e Omega d’argento) sono state apportate alcune modifiche.

Da notare che lo stemma adottato fino ad ora riprendeva sostanzialmente quello del Cardinale Alojzije Viktor Stepinac (Krašić 8 maggio 1898 -10 febbraio 1960), che fu Arcivescovo di Zagabria dal 1937 e creato cardinale da Pio XII nel 1953. Condannato dal regime comunista jugoslavo alla prigionia, poi trasformata in arresti domiciliari, il Cardinale Stepinac morì senza potersi mai recare a Roma per ricevere il galero e il titolo cardinalizio. Fu beatificato dal Beato Giovanni Paolo II nel 1998. Mons. Luigi Negri ha visto in questa figura di pastore un riferimento fin dagli anni della sua giovinezza, sia in riferimento alla lotta contro i regimi in favore della libertà, sia per l’intrepida resistenza contro gli ostacoli posti alla sua opera pastorale in favore della libertà religiosa.

Da notare inoltre che, tanto il precedente come l’attuale, sono una chiara citazione dello stemma scelto dal Beato Giovanni Paolo II il cui sfondo azzurro vuole rappresentare l’orizzonte di affidamento alla Vergine Maria a cui, sotto il titolo di Madonna delle Grazie patrona sia della diocesi di San Marino-Montefeltro che dell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, l’Arcivescovo ha affidato il Suo ministero episcopale.

Anche il motto adottato da Mons. Negri (e rimasto invariato nel passaggio alla sede arcivescovile), è lo stesso di un altro grande pastore, il Beato Cardinale Ferrari, Arcivescovo di Milano dal 1894 al 1921 e proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II nel 1987.

La croce è ora diventata pezza araldica riempiendo totalmente il campo ma, oltre alle pre-esistenti lettere Alfa e Omega, è in più accantonata da alcune figure che richiamano i Santi Patroni delle due antiche sedi di Ferrara e di Comacchio.

A destra troviamo un drago trafitto, attributo iconografico tipico di San Giorgio e che è qui citato quale Patrono della Città e della Diocesi di Ferrara. Martire veneratissimo fin dal IV secolo, egli fu carissimo alla devozione popolare, tanto in Occidente che in Oriente, che riconobbe in lui uno dei principali Santi Ausiliatori. La memoria della sua straordinaria carità verso i poveri e dell’eroica testimonianza della sua fede cristiana fino alla morte, ne diffusero a tal punto il culto da far convergere sulla sua figura la raffigurazione complessiva della vita cristiana quale lotta contro il potere del Maligno e la liberazione degli oppressi, per la difesa della Giustizia e della Verità.

San Giorgio che sfida il drago e lo trafigge con la sua lancia per liberare la principessa, vittima designata, è la rappresentazione della lotta del cristiano contro Satana che vuole distruggere la Chiesa e che tuttavia è vinto dalle armi della fede. Nella simbologia cristiana infatti il simbolo del Dragone è mutuato dalla Sacra Scrittura come personificazione del male: esso va ricondotto alla visione dell’Apocalisse in cui l’Arcangelo Michele combatte contro il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e Satana, e che seduce tutta la terra, e che sconfitto si dirige contro i figli di Dio come già alle origini (cfr Ap 12,9.17; 20,2.7-10; Gen 3,15).

Nelle rappresentazioni araldiche il drago – a differenza di quanto in genere non si creda – comparve alquanto tardivamente (cfr M. Pastoureau, Figures de l’héraldique, Parigi 1996, p. 63). Divenne poi frequente negli stemmi dei Comuni legati al nome e alla venerazione del grande martire e successivamente anche in quelli ecclesiastici dove, anche semplicemente rappresentato con la lancia che lo trafigge, è inesorabile richiamo al Patrono dei combattenti per la fede.

Nello stemma di Mons. Negri la lancia è cimata da una Croce, a ricordare più direttamente che la vittoria sul male è stata conseguita dalla Croce di Cristo e che l’arma della Croce è per tutti i cristiani l’unica vera arma di Verità nella lotta contro il peccato e l’ingiustizia.

L’altra composizione simbolica raffigura due rami di palma (classico quanto noto simbolo del martirio) che racchiudono tre stiletti, attributo iconografico proprio del martire San Cassiano di Imola (240 circa-303/305) Patrono di Comacchio. Egli fu infatti insegnate di Grammatica e Letteratura presso il Forum Cornelii (la odierna Imola). In quanto educatore della gioventù che comunicò la fede cristiana ai suoi discepoli, rappresenta una figura cara al nuovo Arcivescovo a motivo della sua lunga e proficua esperienza di docente presso la Università Cattolica di Milano. Il santo insegnante per essersi poi rifiutato di rinunciare al proprio credo in Cristo e di adorare gli idoli della religione romana, fu condannato a morte e, come pena per averlo ascoltato, fu imposto ai suoi stessi studenti di eseguire la condanna. Nel suo Peristephanon il poeta latino Prudenzio (V sec.) riporta la notizia per cui i ragazzi avrebbero infierito contro il loro insegnante con gli stessi stiletti che usavano sulle loro tavolette di scrittura. Da questi, come per Ferrara con il drago di San Giorgio, si rimanda direttamente alla Diocesi citandola nella sua componente di Comacchio.

Con questa visione di insieme risulta chiaro come, lo stemma arcivescovile scelto da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Luigi Negri esprima con efficacia ed originalità il ben visibile desiderio di essere, sotto la protezione della Vergine Maria, nel solco di una Tradizione Magisteriale che si riferisce a grandi figure di Santi Pastori quali il Beato Papa Giovanni Paolo II, il Beato Cardinale Stepinac e il Beato Cardinale Ferrari; nella Sua Chiesa e per la Sua Chiesa il primo annunciatore della Parola della Croce (1Cor 1,18-25 ), inserendosi anche nella grande tradizione storica e spirituale del popolo che, come pastore, ha guidato con amore e letizia – tradizione richiamata chiaramente dai riferimenti iconografici dei santi patroni.

Non per nulla la Croce risulta essere l’elemento dominante: una Croce volutamente d’oro, metallo che con la sua preziosità richiama il valore inestimabile della fede in Gesù unica Via, Verità e Vita il quale, risorto dai morti, è principio e fine, Alfa e Omega, Re e Signore dell’ Universo, che tornerà alla fine dei tempi nella gloria, giudice del tempo e della storia.

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