IN MEMORIAM

 

da Studi Cattolici

 

Mons. L. Negri  -  Prof. G. Cesana
Mons. L. Negri – Prof. G. Cesana

(R.C.) Nel 2005 in meno di 20 giorni tra il 13 febbraio e il 2 aprile lasciarono la scena di questo mondo tre grandi protagonisti della Chiesa del Novecento.

Nell’ordine suor Lucia dos Santos, la mistica delle apparizioni di Fatima, mons. Luigi Giussani e il santo papa Giovanni Paolo II.

Sul fondatore di Comunione e Liberazione, morto il 22 febbraio, di cui è in corso la fase diocesana della causa di bea- tificazione, le Edizioni Ares pubblicano ora Con Giussani. La storia & il presente di un incontro, dell’arcivescovo Luigi Negri, e Luigi Giussani.

Comunione e Liberazione & oltre, del giornalista e scrit- tore Robi Ronza. Due saggi di impostazione e stile molto differenti secondo le sensibilità degli autori che, tuttavia, hanno scritto en- trambi mossi dal desiderio di testimoniare come l’incontro giovani- le con il «don Gius», come lo chiamano familiarmente, abbia dato sostanza, in pienezza, alle loro vite.

Ne escono due profili molto personali che si completano a vicenda, dando luce chiara anche sul Movimento di CL e il suo carisma fondativo. Riportiamo di se- guito l’Introduzione di mons.

Negri al suo libro e la Prefazione de- dicata al libro di Ronza da Giancarlo Cesana che, per oltre trent’an- ni, ha affiancato mons. Giussani nella conduzione di CL.

Negri: perché un altro libro

Con questo scritto non intendo certamente presumere di proporre delle indicazioni definitive sulla presenza di don Giussani nella mia vita, quanto suggerire alcune considerazioni che, con il trascorrere del tempo, si sono rivelate decisive per me e per la mia storia.

È difficile vincere la tristezza che insorge inevitabilmente ripercorrendo, dopo anni e anni, il cammino compiuto, segnato dai volti di tanti amici e compagni di viaggio; è difficile sfuggire alla tristezza di Leopardi che gli fa dire «e par che dica che la beata gioventù vien meno» (Il passero solitario).

Tuttavia, non è questa tristezza che definisce ultimamente la mia memoria: il tempo che passa verifica, rende vero il tragitto compiuto. Si sviluppa, cioè, anche dentro la percezione del cammino che si fa faticoso, che tende verso il suo compimento, una letizia profonda la cui radice don Giussani mi ha ricordato migliaia di volte: «Il mio cuore è lieto perché tu, Cristo, vivi» (cfr. Sal 84,3).

Ho conosciuto monsignor Luigi Giussani nell’ottobre del 1957, quando ho incominciato la prima liceo classico al Berchet di Milano, e sono stato con lui in rapporti di strettissima collaborazione fino a qualche anno prima della sua morte, grosso modo fino all’anno 2000.

Piuttosto che ripercorrere puntualmente gli anni di questa straordinaria amicizia, ho inteso, attraverso una riformulazione molto radicale, presentare alcuni dei momenti più decisivi del nostro rapporto, attraverso i quali, oltre alla mia personale esperienza, è stato inevitabile fare riferimento alla struttura fondamentale del pensiero di Giussani insieme al suo movimento, perché il pensiero autentico è insieme struttura e movimento.

Se fosse solo struttura diventerebbe ideologia, mentre se fosse solo movimento, si ridurrebbe a quel «prassismo» che ha riempito di illusioni e di delusioni la storia della nostra cultura occidentale.

Luigi Negri - CON GIUSSANI La storia il presente di un incontro -Edizioni ARES
Luigi Negri – CON GIUSSANI La storia il presente di un incontro -Edizioni ARES

 

 

«I momenti decisivi del nostro rapporto»

Quindi seguiranno, oltre al riferimento ad alcune importanti vicende storiche che hanno segnato la storia del Movimento di Comunione e Liberazione, aneddoti personali e riflessioni di carattere culturale e teologico, in un quadro nel quale questa struttura e questo dinamismo di pensiero e di vita sono profondamente intrecciati, così come lo sono stati sempre nella mia esperienza.

Mi soffermerò soprattutto sugli anni degli inizi perché lì si sono poste le basi di ciò che si è svolto in seguito, secondo il susseguirsi di incontri e avvenimenti che certamente non erano neanche lontanamente immaginabili allora.

Inoltre, nella seconda parte di questo volume ho ritenuto utile raccogliere e pubblicare quasi tutte le mie omelie tenute in occasione degli anniversari della morte di don Giussani.

Reputo, infatti, che possano essere un importante aiuto alla piena comprensione del significato di questo libro. Non tanto perché integrino la prima parte dal punto di vista dei contenuti, sebbene ci siano passaggi di tali prediche che ne riprendono alcuni aspetti decisivi, anche con riferimenti a fatti e a particolari non considerati nei capitoli precedenti.

Il principale contributo sta, invece, nel favorire una più chiara immagine della testimonianza di Giussani, della sua dedizione totale al mistero e al cammino della Chiesa; e, allo stesso tempo, nel promuovere la piena coscienza del forte senso di appartenenza sviluppatosi, attraverso di lui, nel popolo cristiano radunato intorno a lui dallo Spirito Santo.

Attraverso queste omelie emerge anche la fedeltà con la quale, lungo il corso degli anni che si sono susseguiti, nelle diverse circostanze in cui mi sono trovato – prima come vescovo di San Marino-Montefeltro, poi come arcivescovo di Ferrara-Comacchio, infine come arcivescovo emerito – ho sempre cercato di vivere, in modo non formale, la ricorrenza dell’anniversario della morte di Giussani.

Un momento sentito e partecipato in modo molto intenso, non solo dal popolo di Comunione e Liberazione, ma da tutti coloro che hanno riconosciuto nella sua figura un’espressione di vera e autentica fede cristiana.

In questa fedeltà ho visto crescere, anno dopo anno, la gratitudine per la storia originatasi dal suo carisma nelle aule del liceo Berchet: inizialmente pochi studenti che, nel tempo, sono diventati un flusso crescente di uomini e donne, affascinati e afferrati da Cristo.

Solo per motivi di forza maggiore, come nel caso del primo anniversario, ho mancato questo appuntamento, senza però rinunciare a far pervenire la mia voce attraverso un messaggio, anch’esso riportato nelle pagine che seguono.

 

Storia & presente di un incontro

La Provvidenza ha disposto che alcune di queste celebrazioni avvenissero in un luogo particolarmente significativo per la storia del Movimento di Comunione e Liberazione, San Leo, territorio appartenente alla mia prima diocesi.

Decine di migliaia di giovani sono passate da lì, nella sequela di don Giussani, perché egli ha guidato innumerevoli volte la Via Crucis durante la Settimana Santa proprio in questa località.

E, anche quando non era più lui a guidarla, altre moltitudini di ragazzi hanno continuato a recarvisi per lo stesso motivo.

Per questo, nel marzo del 2013, già chiamato a trasferirmi nella seconda diocesi affidatami, ho voluto che fosse posto a sua memoria, nel portico della chiesa di Sant’Igne, un bassorilievo, che dunque non a caso è riproposto all’inizio del volume.

In occasione dell’inaugurazione di questo bassorilievo, avvenuta quando si celebrava l’ottavo centenario del primo passaggio di san Francesco in quegli luoghi, pronunciai parole che ritengo valga la pena riportare qui: «La valorizzazione, da parte di Giussani, delle bellezze storiche, artistiche e religiose di San Leo, documenta la sua genialità educativa.

Don Giussani sapeva utilizzare tutti gli aspetti della realtà – arte, cultura, panorami, ambienti, letteratura – come strumenti per l’educazione alla fede. Sapeva parlare in modo convincente di Dio ovunque. […]

Come san Francesco ha saputo richiamare i giovani del suo tempo alla fede e a scoprire in essa la perfetta letizia, così don Giussani ha saputo evocare la fede a numerose generazioni di giovani, a partire dalla mia e poi molte altre a seguire.

Don Giussani è stato generatore di un popolo, un educatore a tutto tondo capace di utilizzare circostanze privilegiate. Da lui è nata una storia umana che ha trovato in questi luoghi un suo ambito.

Il bassorilievo è la testimonianza resa da un discepolo a questa genialità educativa, un tributo di grazia reso di fronte alla Chiesa e alla società». Questa stessa gratitudine, commossa e lieta, traspare in ciascuna delle dieci omelie scelte e qui pubblicate.

Riprenderle, a distanza di tempo, mi ha aiutato – e spero possa aiutare chi le leggerà – a rendermi ancora più conto di quanto quella di don Giussani sia una memoria viva: un momento che, come può accadere a tutte le ricorrenze, avrebbe rischiato di diventare ripetitivo e retorico, si è invece continuamente arricchito, riuscendo a rinnovare l’esperienza della fede, fatta con lui e grazie a lui, secondo prospettive sempre nuove, capaci di illuminare le circostanze nelle quali, di volta in volta, è stata fatta memoria di questo grande cristiano, permettendoci così di sperimentare la sua presenza e la sua intercessione presso il Signore nella grande e misteriosa comunione dei santi.

 

Gli auguri di Giussani

Infine, a conclusione del libro, ho voluto che fosse posta una duplice appendice: l’omelia dell’allora cardinale Joseph Ratzinger ai suoi funerali e il breve messaggio di auguri che lo stesso don Giussani mi inviò in occasione dei miei 60 anni.

Nelle parole del futuro papa Benedetto XVI, si può ritrovare una formulazione sintetica, ma profondissima, di alcuni dei più importanti nodi cruciali dell’esistenza di Giussani, insieme alla sincera stima e al profondo affetto da lui mostrati nei suoi confronti. Reputo tale testo un contributo particolarmente illuminante sulla vita e, soprattutto, sulla fede di Giussani.

Per quanto riguarda invece il messaggio di auguri, le parole presenti in esso mi sembrano il modo migliore per chiudere questo libro, lasciando allo stesso «don Gius» il compito di riaffermare la profonda radicalità della nostra amicizia in Cristo.

+ Luigi Negri

 

Ronza: provocazione di fede

Quando Robi Ronza mi ha chiesto di «fare» l’introduzione a questo suo breve saggio su Don Giussani e Comunione Liberazione ho avuto qualche esitazione. Il Movimento (di CL) è la mia vita, l’àmbito dove essa ha preso senso. Commenti e interpretazioni della sua vicenda mi trovano particolarmente sensibile come avviene inevitabilmente per fatti profondamente coinvolgenti, di cui si è stati protagonisti.

Può venire voglia di cedere a precisazioni e repliche, alquanto improprie in un’introduzione. La lettura del testo ha sciolto la tentazione di astenermi dallo scrivere.

Come dice nel capitolo dedicato a «qualche ricordo personale», Ronza, proveniente da una famiglia che «non dava reale importanza al cristianesimo», ha incontrato Don Giussani a quindici anni e, come me e molti altri giovani, è stato affascinato e preso dalla sua personalità non comune.

«Eravamo allora abituati a preti molto clericali nei modi, ma poi in sostanza molto laici nei contenuti. Ciò che invece subito mi colpì in don Giussani era il suo stile molto laico, malgrado l’abito talare allora di rigore, e viceversa il suo aperto proclamare Cristo sia come centro della storia che come risposta ai nostri problemi esistenziali».

Da allora ha seguito il suo insegnamento e frequentato la sua amicizia con grande onestà intellettuale e senso critico.

 

Senza Giussani, CL è incomprensibile

Non a caso Giussani gli ha concesso due interviste sul Movimento di Comunione e Liberazione nel 1976 e 1986, in due dei momenti più caldi della vicenda ciellina in rapporto alla società italiana e non solo (si veda la bibliografia).

E il testo qui presentato continua idealmente il dialogo di Ronza con Giussani esponendo la riflessione che ormai dura da un’esistenza. Ronza dice esplicitamente di aver voluto seguire uno stile giornalistico, «per il quale si parte da ciò a cui il lettore è più immediatamente interessato e poi via via si risale all’indietro fino al nocciolo della questione».

Non evita nessuna delle questioni che all’interno e all’esterno hanno fatto da contesto anche problematico allo sviluppo di CL, nei rapporti con la Chiesa, nell’impegno culturale e politico, nell’estensione del patrimonio di amici e scritti lasciato da Giussani e persino nella sfida di fatto costituita dalla sua successione.

I vari argomenti, hanno il pregio, a mio avviso, di essere trattati con precisione, ma senza lungaggini, come tappe di un cammino il cui approfondimento è rimandato a una bibliografia, anch’essa precisa ma non sovrabbondante.

Per quanto Ronza sin dal titolo metta in guardia dalla riduzione, imprigionamento», di Giussani in CL – «noi ciellini ne siamo sì i primi eredi ma non gli eredi esclusivi» – di CL parla a fondo, perché senza CL Giussani è incomprensibile. «Nella realtà, infatti, non esistette mai un Giussani intellettuale, teologo e filosofo distinto dal Giussani maestro di fede».

 

La passione del fatto cristiano

Scriveva Giussani: «Ritengo che il genio del Movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta».

La foto utlizzata per la copertina del volume di Robi Ronza è stata realizzata da Alberto Contri a Gudo Gambaredo nell’autunno del 1975 e ritrae l’Autore insieme a mons. Giussani. Ronza, nato a Varese nel 1941, è giornalista e scrittore. Esperto di affari internazionali, culture locali, problemi istituzionali, è stato inviato in zone di guerra. Legatosi fin da giovane al Movimento di CL, ha partecipato alla fondazione di giornali, di scuole e del Meeting di Rimini, di cui fu a lungo portavoce.
Foto della copertina del volume di Robi Ronza

Tale passione in Ronza, in me e nella stragrande maggioranza degli aderenti al Movimento, soprattutto agli inizi, era morta; Giussani l’ha fatta rivivere documentando così l’azione dello Spirito di Cristo, il carisma che gli era stato donato.

Questa esperienza è stata autorevolmente confermata dal papa san Giovanni Paolo II, che nella risposta alla lettera che riportava la frase di cui sopra, diceva: «L’uomo non smette mai di cercare […].

L’unica risposta che può appagarlo acquietando questa sua ricerca gli viene dall’incontro con Colui che è alla sorgente del suo essere e del suo operare.

Il Movimento pertanto ha voluto e vuole indicare non una strada, ma la strada per arrivare alla soluzione di questo dramma esistenziale».

Come osserva Ronza, Giussani percorse la strada con «capacità intellettuale e coraggio non comune» – di fronte alle obiezioni e all’opposizione della mentalità prevalente, anche ecclesiastica – dimostrando che proprio tra coloro che sembravano lontani dalla fede, in particolare i giovani, la scristianizzazione poteva essere contrastata e vinta.

Cristo ha risposto alla domanda umana

Il libro di Ronza non è preoccupato di definire, ripropone l’esperienza di Giussani e del Movimento che lo segue come provocazione e suggerimento per riaccendere fede e speranza nei tempi attuali che sembrano esserne così carenti.

Riporta a un certo punto un’affermazione di Giussani che non avevo presente e che è preziosa, per me sicuramente, ma spero per molti altri: «La grandezza della fede cristiana, senza nessun altro paragone con qualsiasi altra posizione, è questa: Cristo ha risposto alla domanda umana.

Perciò hanno un destino comune chi accetta la fede e la vive e chi, non avendo la fede, si annega dentro la domanda, si dispera nella domanda, soffre nella domanda».

Giancarlo Cesana

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