In questo momento della vita della Chiesa, e quindi del suo impatto sulla vita della società, è certamente molto presente l’allarme lanciato in uno dei suoi ultimi interventi dal card. Carlo Caffarra: egli parlava della possibilità di una perdita inconsapevole di identità cristiana, una sostituzione all’identità cristiana di qualche cosa che non è essenziale per l’identità, cioè le conseguenze di carattere culturale, sociale e politico, gli aspetti di dialogo con le variegate espressioni del cosiddetto mondo, la condivisione o meno di certi progetti sociali, la difesa in questo cammino di quelli che il Santo Padre Benedetto XVI chiamava principi non negoziabili.

In tale contesto, la Chiesa sembra attenuarsi nella sua identità e diventare sostanzialmente un messaggio: un messaggio di vita morale, di benessere morale, di sostegno a impegni morali a vari livelli; come tale, quindi, la Chiesa si limiterebbe a individuare i compiti di un’autentica realizzazione della moralità umana, personale e sociale.
Fino a questo punto sembra del tutto indifferente la presenza di Cristo: questi discorsi stanno letteralmente in piedi se non contro Cristo, almeno senza Cristo; la grande questione aperta dal cristianesimo è se si può essere senza Cristo senza essere contemporaneamente contro Cristo.

In questa condizione di lenta riduzione della fede a messaggio, la parola diventa coestensiva del messaggio: la Parola di Dio e il cristianesimo ridotto a messaggio offerto agli interpreti, agli esegeti, agli uomini di cultura, come oggetto dei loro tentativi interpretativi e dei loro tentativi di comunicazione di questa verità al mondo; in tutto ciò, a prima vista, potrebbe non esserci nulla da obiettare, ma la sostanza è gravissima. La sostanza (come diceva il card. Caffarra) è che si rischia una perdita di identità, la perdita del DNA della fede.

Invece, il mondo di oggi chiede ai cristiani innanzitutto di fare a sé stessi la domanda non di come va il mondo, ma che cosa è la fede! Non quali sono le condizioni di vita di questo inizio del terzo millennio, con le sue luci, le sue nebulosità, le sue ansie, i suoi dolori, le sue afflizioni; insomma, non come va il mondo, ma che cosa è la fede.
La fede ha una sola possibilità di essere compresa e declinata: la fede è l’evangelizzazione di Gesù Cristo; è annunziare agli uomini di oggi, come agli uomini di ogni tempo, che Cristo è l’unico Salvatore dell’uomo e del mondo e che perciò non esiste nessuna possibilità di autentica comprensione dell’uomo e di autentica realizzazione delle istanze profonde della sua vita, se non nell’incontro e nella sequela di Gesù Cristo.

Questo incontro e questa sequela non sono facoltativamente affidati a una parola astratta, che si libra o si librerebbe sopra il mondo: la Parola di
Dio non si libra sopra il mondo; la Parola di Dio è diventata un uomo, è diventata carne, è diventata storia.

La Parola di Dio è diventata l’inizio di un popolo.
La Parola di Dio è la vita e la storia del popolo cristiano: solo in esso la Parola di Dio non è un’astrazione ideologica, solo nel popolo di Dio la Parola di Dio è una Presenza, fatta di carne e di sangue, di passione e di affetto, di intelligenza, di gioia e di dolore, di fatica e di soddisfazione; noi abbiamo il compito di professare di fronte al mondo una fede incarnata, una fede che si incontra con la nostra umanità, che accoglie questa nostra umanità pienamente e non nasconde nessun aspetto – neanche i più impervi e i più discutibili – della nostra umanità: la nostra umanità sta tutta di fronte alla presenza di Cristo che la guarda e guardandola la redime, cioè la assume nella sua vita nuova, di uomo nuovo che vive nel mondo. Che significato può avere in un mondo come il nostro, lacerato da tanti dubbi, da tante contraddizioni, dalle delusioni che sono seguite alle illusioni ideologiche, ai spaventosi eccidi di cui si sono rese responsabili le ideologiche volevano creare un mondo perfetto, ma sostanzialmente lo creavano senza l’uomo e contro l’uomo?

Di fronte a questa serie di spaventosi eccidi che non sono mai terminati, che perseguitano la vita della società anche oggi, di fronte a questa immensa complicazione e contraddizione della vita personale e sociale, il cristiano ha una forza che non viene da lui: ha la forza che viene dallo Spirito, la forza della fede che ci è data; la forza è il primo dono della fede.

+ Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

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