Incontro (tra amici) con
S.E. MONS. LUIGI NEGRI.

Mons Negri sala del SInodo

Dopo un Canto e una Preghiera:

Introduttore: Da tempo ma in particolare da quando ho incrementato la mia frequenza alla Santa Messa feriale cerco di rendermi più cosciente del significato per me di quel grande gesto che è la Messa. Ho provato a proporre in parrocchia un approfondimento in questo senso ma non c’è stata risposta, come se nessuno sentisse il bisogno di parlare della Messa, di più come se la Messa non fosse neanche un argomento di cui parlare. Per questo ho proposto a S.E. Mons. Negri di darci un aiuto autorevole. Lui ha accettato ed ecco ho invitato i gruppi di amici a cui voi partecipate. Ringrazio perciò innanzitutto Luigi di essere qui e poi voi tutti che ci aiutate su questo tema così importante.

La prima domanda riguarda la sostanza della Messa: è cena del Signore o è rinnovazione del sacrificio della Croce? O è entrambe le cose anche se parrebbero fra loro diverse e apparentemente contrastanti? C’erano stati tanti preannunci da parte del Signore: “il pane di vita”, la moltiplicazione dei pani. Dopo l’enorme successo dell’entrata in Gerusalemme prima della Pasqua era chiaro che i Farisei avevano deciso di ucciderlo perché altrimenti avrebbe monopolizzato la Pasqua. Ma il Signore tiene un comportamento incomprensibile e misterioso. Va incontro coscientemente al pericolo. Si fa dare un luogo centrale e lussuoso per celebrare con i suoi discepoli la festa e mangiare l’agnello. La cena è avvolta da un atmosfera drammatica, sacra e misteriosa. Spezza il pane e versa il vino, dice che il pane è il suo corpo e il vino il suo sangue e di fare questo in sua memoria. Poi dice: non berrò più il frutto della vite sino alla morte e poi dice ancora: uno di voi mi tradisce. Tutti intendono che le cose volgono al peggio ma che questo peggio è come già salvato nell’estremo atto di amore che dà a loro la possibilità di immedesimarsi, di consistere in lui completamente. La cena è dunque come un anticipo del sacrificio della Croce e nello stesso tempo la possibilità di rinnovarlo, è il pieno compimento della unità con i discepoli.

Seconda questione. La Messa è un gesto ma è un gesto di chi? Chi è il protagonista, l’attore della Messa?

Terza questione. Se la Messa è un Mistero, come va vissuta? Che ruolo hanno il silenzio o il canto?

Quarta questione. In che senso o in che modo possiamo dire che la Messa è un gesto comunitario, un gesto della comunità?

S.E. Mons. Negri:
La presenza del Signore è il centro del messaggio cristiano.
Noi sappiamo ora che niente è significativo senza un contesto e ora il terreno sicuro su cui possiamo poggiare, il contesto su cui possiamo poggiare i piedi è la Sua Presenza. La sua Presenza è tutto: è fatto, è avvenimento, è finanche discorso teologico. Questa è l’educazione che abbiamo avuto, che ha avuto la nostra generazione. La nostra generazione è cresciuta con l’idea che non dovevamo fare i conti solo con noi ma che c’è Uno che è più forte di noi e che ci sostiene. Quando il Nunzio mi ha portato il messaggio della mia nomina a vescovo e mi ha chiesto se accettavo ho risposto: certo se questa è la Sua volontà e il mio cuore ora è lieto ma non perché mi sento gratificato, anzi,  ma è lieto perché Dio vive. Ma perché dico questo. Lo dico applicato a noi perché arrivati alla nostra età,siamo lieti, io credo che l’esperienza più diffusa fra noi, che però va riconosciuta, è la letizia, è essere lieti perché Dio vive: “Il mio cuore è lieto perché Dio vive”. La letizia, ma non per tutto quello che abbiamo fatto, per quello che abbiamo saputo fare, perché quello che abbiamo fatto ci corrisponde, ma perché Dio vive secondo la profondità di questa affermazione semplice  e se Dio vive ci stiam dentro tutti e l’orizzonte si spalanca all’universo (“Mi sarete testimoni fino agli estremi confini del mondo”). Questo è il contenuto della nostra storia, della storia di Dio con noi, di una storia di pochi dal punto di vista numerico ma di una storia in cui è passato e passa il mistero di Cristo. Non è mai giusto non farsi interrogare dai numeri. Giovanni XXIII ridusse lo strascico dei cardinali da venti a otto metri Poi coi papati successivi lo strascico fu abolito. Ma la liturgia non consiste in queste forme. Anche i numeri sono parte della nostra storia: per esempio tanti agli esercizi di Rimini. In questa nostra storia c’è tutto l’evento di Cristo.

La liturgia non è creata dall’uomo, è obbedienza all’avvenimento della storia di Dio con noi.
Il primo delitto è pensare che la liturgia è qualcosa che gli uomini, i cristiani fanno per Dio. Allora se la Liturgia vale perché è bella, perchè esprime a sufficienza il sentimento dei fedeli allora, per esempio, se ci metto una chitarrina la gente si sente più sollecitata, più contenta. Ma la Liturgia non consiste in ciò che piace. Quando nel venerdì santo si sta un’ora è mezza o due ore ad adorare la Croce e si ripete con la Chiesa: “regnavit a ligno Deus” non si prova certo piacere. Nel venirci incontro della Liturgia è Dio che ci viene incontro e noi non la costruiamo, essa è la storia di Dio con noi. Con la Liturgia ci mettiamo in condizioni di capire sempre di più ciò che è già accaduto. Don Giussani quante volte ci ha ricordato Laurentius Eremita e la sua frase: “Pensai che tutta la vita sarebbe passata nella memoria di quello che era accaduto  e questo pensiero mi riempie di pace”.
La Liturgia, dunque, non si fa, la si accoglie come la tradizione della Chiesa ce la consegna. Non si cambia secondo le fogge del tempo quello che è l’estremo gesto della misericordia di Dio che ci viene incontro e ci viene incontro per restare con noi.

Il protagonista unico della Liturgia eucaristica è Cristo.
In questo senso protagonista della Liturgia è Gesù Cristo perché la Liturgia è l’espressione della sua vita. Le decine e decine di Messe fatte dire per una particolare intenzione dei fedeli non implicano affatto che Dio la debba ascoltare. Tutto dipende dalla Sua misericordia. Non possiamo condizionare Dio e tuttavia bisogna continuare a chiedere la Sua misericordia. La Liturgia fa entrare nel vivo della nostra esistenza la Sua misericordia. La misericordia è il tessuto più profondo della tradizione. E’ importante che la Liturgia sia quello che la Chiesa ha ricevuto. Così noi riconosciamo in essa una presenza che c’è e che viene. La Liturgia è una presenza di uno che c’è e che viene Allora bisogna prendere sul serio questa presenza e cercare di svolgerne tutte le conseguenze.

Svolgere tutte le conseguenze del riconoscimento di Cristo e della Sua presenza.
Fra le conseguenze del riconoscere che Cristo è presente v’è anche il riconoscimento del Suo Mistero come dogma e morale perché un Cristo senza dogma e morale sarebbe solo un’opinione. La coscienza della Sua presenza diventa anche discorso teologico. Il cristiano è colui che, in forza del riconoscimento di Cristo, imposta la sua vita come un continuo passaggio dalla fede alle opere.

C’è un momento in cui è come se fossi davanti ad un arazzo in cui ci sono tante figure singolarmente belle però se vado dietro l’arazzo vedo l’unità dell’ordito che è Cristo. Cristo è l’unità nella nostra storia e nella Chiesa. Non c’è identità fra Cristo e la Chiesa, fra Cristo e il suo popolo Se la fede è riconoscere una presenza bisogna svolgere tutte le conseguenze del riconoscimento di Cristo e della sua Chiesa. Così la povertà è certo una condizione sociale ma il Signore ha detto: “I poveri li avrete sempre con voi.” Ma non si può partire dai poveri e dalla ricerca delle soluzioni sociali ed economiche che siano flessibilmente in linea con l’annuncio della fede della Chiesa. Il Cardinal Montini futuro papa Paolo VI,  come intervento al Concilio che era appena iniziato, pose questa questione: “Chiesa cosa dici di te stessa?”. E’ la domanda fondamentale. Così chiedere a uno: “Come va?” vuol dire al fondo: “Che senso ha la tua vita?” perché la vita consiste nella domanda di senso. La vita è una domanda di senso, di verità, di bellezza e di giustizia. La Liturgia è il punto più profondo della presenza carnale di Cristo. La Chiesa ha stabilito le modalità concrete di questa presenza. Si può usare un’altra bevanda o un altro cibo diverso dal pane? Forse che, se è più dietetica la soia, si può consacrare la soia? No se non uso la cosa indicata da Cristo e dalla Chiesa, questo si chiama sacrilegio. La Chiesa, fortunatamente per noi, ha stretto sulla verità. La Liturgia ci dice che la Chiesa non è luogo di opinioni. La Chiesa ha ricevuto un mandato: testimoniare Cristo come l’unica possibilità di salvezza. Questo è il mandato. Tanto era il desiderio di Cristo nelle primissime generazioni cristiane che l’unica preghiera che dicevano era: “Vieni Signore Gesù”. È preciso il mandato della Chiesa. Nella Diocesi di Ferrara ho dovuto insistere perché i sacerdoti dicessero il Credo nella sua formula integrale e cattolica. Le variazioni spontanee delle parti essenziali della Liturgia possono avvenire perché la Liturgia è concepita come una cosa dell’uomo anziché come obbedienza. La Messa cattolica è tale perché è celebrata in comunione col Vescovo. Anche nella società civile possono avvenire cose simili. Il Parlamento italiano ha per esempio certamente un suo mandato. Non fa parte però di quel mandato riunirsi addirittura in seduta comune per sentire una ragazzina, Greta, che parla del clima.

Introduttore: Potresti chiarire cosa significa che la Messa è anche “rinnovazione del sacrificio della Croce”?
S.E. Mons Negri: Il sacrificio di Cristo (la Sua morte) e la Sua Resurrezione sono avvenimenti unici. La novità di Cristo ci viene incontro nella sua presenza storica e nella sua eternità soprastorica. L’Incarnazione e quindi l’Eucarestia cioè diventano principio di una storia attuale, sono l’accendersi della storia dell’uomo nella storia di Dio. L’Incarnazione di Dio significa quindi che la storia è la manifestazione nel contingente del volto di Dio. Nella Eucaristia il Mistero coincide col segno. Il valore del segno è tanto grande da coincidere con ciò di cui è segno. Il segno non è un simbolo. “Memoria” significa che Lui viene e io lo riconosco. Un evento personale che infila la nostra vita nel Mistero dell’universo. La salvezza è dunque un evento. Se invece del Mistero c’è un Messaggio scritto, fissato e canonizzato allora contano i dotti e gli esegeti del messaggio. Il Mistero per l’uomo non è un meccanismo e non è un ciclo ma è un problema di libertà e di responsabilità. Nella vita può darsi che un uomo non sia raggiunto personalmente da Dio, allora quest’uomo può ugualmente salvarsi se segue le domande fondamentali della sua coscienza e ne ricerca una risposta. Ma nella Liturgia e nel Sacramento è il contrario. Riaccade il Mistero secondo la natura del segno e rende possibile all’uomo il seguirlo nella luce.

Intervento: Qual è il senso del canto all’interno della Messa. Se è Cristo che mi viene incontro che senso può assumere il canto, per esempio il canto dopo la comunione?
S.E. Mons. Negri: Il canto ha senso se è l’espressione della pienezza del cuore. Se invece il canto è l’espressione di due esperti e non nasce dalla pienezza del cuore dei fedeli allora è un tecnicismo. Nella Liturgia il canto deve aiutare a stare di fronte al Signore che viene. Il problema della vita cristiana non è la soddisfazione estetica ma conoscere la verità, praticare la carità e vivere la missione.

Intervento: Andare a Messa è giocare la propria libertà. Cosa permette di giocare la libertà. È la storia, è la storia di Dio con me quella storia che in me ha fatto crescere un seme gettato quando ero ragazza. Io vado a Messa senza un programma di richieste al Signore, vado a Messa per ascoltare. L’ascolto mi fa essere disarmata ma non c’è nulla per quanto importante da rivendicare. La cosa più importante è partire con l’invocazione “Vieni Signore Gesù. Riempi il mio cuore della tua presenza”.
Intervento: Oggi v’è una grande confusione. I comandamenti non esistono più. Si può peccare finché si vuole tanto poi c’è la misericordia. Non c’è più il peccato e in questa confusione ci sguazza dentro il diavolo alla grande. L’adulterio per esempio. È vero che il Signore ha detto: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ma ha detto anche: “Vai e non peccare più”.
S.E. Mons. Negri: La Chiesa rende presente Cristo e ce lo comunica. Non si può ridurre la Chiesa ai suoi limiti. Questo inevitabilmente sfocia nella esclusione dei peccatori, del popolo peccatore e nella teorizzazione eretica di una Chiesa dei perfetti e degli intelligenti. Sono le eresie dei primi secoli: la gnosi, poi, più tardi, i catari.

APPENDICE
Alcune citazioni da Documenti ecclesiastici

Papa Benedetto XVI dall’Angelus del 26/6/2011:
“L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. Come afferma l’apostolo Paolo: ‘Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benchè molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane’ (1 Cor. 10, 17). Senza l’Eucaristia la Chiesa semplicemente non esisterebbe.

Mons. Luigi Giussani dal Contributo al XXIV Congresso Eucaristico Nazionale 2005:
“Mi permetto, prima di tutto, di leggervi un brano della Zibaldone di Leopardi: ‘In questo presente stato di cose non abbiamo gran mali, è vero, ma nessun bene: e questa mancanza è un male grandissimo, continuo, intollerabile, che rende penosa tutta quanta la vita, laddove i mali parziali ne affliggono solamente una parte. L’amor proprio, e quindi il desiderio ardentissimo della felicità, perpetuo ed essenziale compagno della vita umana, se non è calmato da vero piacere vivo, affligge la nostra esistenza crudelmente, quando anche non v’abbiano altri mali. E i mali son meno dannosi alla felicità che la noia ecc., anzi talvolta utili alla stessa felicità. L’indifferenza non è lo stato dell’uomo; è contrario dirittamente alla sua natura, e quindi alla sua felicità.’ (Zibaldone, 1554-5). E sulla felicità Leopardi scriveva ancora a un amico francese, nel 1823: ‘Se la felicità non esiste, che cosa è dunque la vita?’. La felicità infatti è lo scopo di questo dinamismo insonne che è l’uomo…. Il Mistero ha svelato sé stesso. Quello che la parola ‘Eucarestia’ ci invita ad identificare è proprio il metodo con cui Dio si manifesta. Con quale metodo Dio ha deciso di manifestarsi all’uomo e al mondo, all’esistenza dell’uomo e alla storia? Richiamiamo volentieri il fatto che il Mistero come metodo di comunicazione di sé si identifica con un tempo e uno spazio…Perciò il soggetto eucaristico, secondo tutta la sua statura è, come si dice in teologia, Cristo mistico, realtà il cui compimento totale avverrà nell’ultimo giorno e sarà la gloria finale di Cristo, in quella misericordia che compirà ogni cosa…”

Julian Carron, dall’Intervento al Congresso eucaristico – Bari, 27-5-2005:
“Per rendersi presente nell’Eucarestia Cristo si serve della ‘povertà’ dei segni sacramentali: pane e vino. In questo modo è ancora più evidente come il Mistero – diversamente da quello che pensava Leopardi – non ha sdegnato di identificarsi con la forma sensibile, in questi doni. ‘Nell’offerta di Cristo – scriveva anni fa don Giussani – la realtà carnale, il pane e il vino, diventando mistero della fede – cioè il corpo e il sangue del Verbo incarnato-, letteralmente coincidono con il Mistero del Figlio di Dio.
Il Mistero coincide con il segno: dove questa suprema e adorabile unità, che si può affermare solo con timore e tremore – il Mistero si identifica con il segno, e così il segno, la realtà sensibile, la carne e le ossa non sono contro lo spirito – dove questo avviene al sommo cioè nell’Eucaristia”.

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