OMELIA 16 OTTOBRE 2015 –  DEDICAZIONE DELLA CATTEDRALE DI FERRARA

16/10/2015

Sia lodato Gesù Cristo!
La fede si vive nell’oggi, e l’oggi è tutto contenuto in un istante, si distende nella settimana e nell’anno e si distende poi lungo tutta la nostra vita.
La fede è un presente e la Cattedrale ci ricorda che questo presente della fede è un popolo, e per noi consiste nell’appartenere ad un popolo.
La Cattedrale porta i segni essenziali ed indiscutibili di questo popolo. Nella Cattedrale vive il successore degli apostoli che contingentemente guida oggi questa chiesa e che garantisce, con la sua presenza, la validità di ogni Eucaristia che viene celebrata, difende la verità della Dottrina che ha ricevuto dalla tradizione e che consegna ad ognuno come fondamento della intelligenza e del cuore.
La Cattedrale è la casa di un popolo, è la casa di un padre intorno al quale si stringono i figli.
Questa Cattedrale che grida a noi il presente di Cristo, il presente della Chiesa, il presente della nostra fede nella quale e per al quale abbiamo aperto gli occhi stamattina e se avessimo un minimo di coscienza cristiana, come quella che ci viene suggerita dalla liturgia, avremmo visto il sole come segno della fede, perché la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo non è la luce del sole ma è la luce della fede.
Quest’oggi professiamo la fede mentre ci stringiamo, come parte viva del popolo cattolico di Ferrara-Comacchio, nella casa di Dio fra gli uomini. Non pensiamo mai che noi siamo, tutto sommato, dei privilegiati; non ci vengono in mente le centinaia e centinaia di Cattedrali che in questi secoli, ma segnatamente in quest’ultimo, sono state bruciate, distrutte e molte volte quando erano affollate dei nostri fratelli cristiani che celebravano l’Eucaristia e sono quindi passati dall’Eucaristia all’incontro con il Signore.
Non ci viene mai in mente che è una grazia partecipare liberamente alla vita della Chiesa e vivere questa libertà con cui la Chiesa si pone dentro la società, oggi come duemila anni fa, perché dalla testimonianza certa della Chiesa il popolo di ogni generazione possa essere investito dell’annunzio di Cristo presente e aperto al cammino della maturazione della fede, della speranza e della carità.
Così, mentre riviviamo o viviamo il presente della nostra fede in questo luogo unico della Diocesi – perché una è la Cattedrale come uno è il Vescovo -, riscopriamo la storia ovvero la storia della pazienza e della misericordia di Dio nei confronti di questa nostra chiesa e della sua storia, accidentata, faticosa, lieta, piena di consolazioni e piena di fatiche.
La nostra chiesa oggi guardando a questa Cattedrale, e la sua straordinaria raccolta di opere d’arte e di devozione che dicono la grande storia cristiana ed umana del nostro popolo, incontra una storia. Che ne abbiamo conosciuti pochi o tanti, recuperiamo la memoria della lunga lista di Arcivescovi che si sono succeduti alla guida di questa comunità, che hanno servito tutti con verità, con zelo, qualche volta dovendo difendere, nei confronti del potere mondano, la libertà della Chiesa che era minacciata in molti modi e qualche volta ricattata dal potere stesso.
È questo presente, fratelli e sorelle, che si radica nel passato e ci fa partecipi della grande tradizione culturale umana e cristiana che oggi ci consegna, direi con una consapevolezza ancora più viva e più vera, la storia della nostra chiesa. Ma mentre viviamo questo presente non possiamo non sentire la sfida che viene dal nostro tempo, ossia la sfida che la Chiesa diventi un fatto privato o una serie di devozioni private o iniziative spirituali da rinchiudere in un certo tempo e che non investono la totalità della vita della persona e della della società. Nonostante tutto, la celebrazione per la festa della Cattedrale per la società in cui viviamo è un fatto sostanzialmente privato che non esce dallo spazio della nostra chiesa per investire della sua presenza la città che pur vive, al di là della sua consapevolezza critica, di un legame profondo, indistruttibile e positivo con la storia della nostra chiesa.
Chi si informa puntualmente delle vicende cittadine è stato informato che oggi e domani si terranno, lungo le strade della nostra città, iniziative che rinnovano lo spirito della goliardia universitaria ma non sono stati forse informati che oggi si celebra l’anniversario della fondazione di questa Cattedrale che da secoli si erge dentro la vita sociale come un annuncio vivo fatto di storia, di arte e di pietre che dice che il Signore è risorto e abita in mezzo a noi ed è per la nostra vita, come per tutta la storia, centro certo di verità, di unità e di pace.
Noi non abbiamo nostalgia dei momenti in cui la Chiesa era un fatto che si incontrava lungo le strade e che determinava la vita della società, ma non possiamo non dire che non ci va bene il modo con cui la società sente oggi la Chiesa, non ci va bene di essere respinti, quasi insensibilmente, verso lo sfondo della vita pubblica che è occupato esclusivamente dalle vicende di carattere culturale, sociale, politico e non anche dalla realtà della Chiesa.
Non ci va bene di diventare un fatto privato e, per quanto Dio ci darà vita ed energia, impegneremo le nostre forze nella difesa della realtà pubblica della Chiesa, perché la Chiesa è un fatto eminentemente personale ma sempre anche inesorabilmente pubblico. Infatti ogni Eucaristia che si celebra anche nelle più piccole delle nostre cappelle ha una portata pubblica ed universale.
L’Eucaristia, segno della suprema confidenza di Cristo con il suo popolo e che rinnova la presenza della morte e della risurrezione del Signore, urge a che le porte della Chiesa vengano spalancate e che la realtà della morte e risurrezione del Signore diventi un’esperienza di vita e un contenuto di testimonianza, perché ogni uomo che viene in questo mondo si trovi di fronte a questo annunzio, liberante e pacificante.
Il Signore è risorto ed abita qui ed è con questa certezza che celebriamo con familiarità l’anniversario della consacrazione della nostra Cattedrale e chiedendo al Signore, per intercessione della Beata Vergine Maria delle Grazie, che il nostro popolo, rinnovando la coscienza del suo essere popolo del Signore, ne assuma anche conseguentemente la responsabilità.
Quello che io vi ho detto nel silenzio delle vostre coscienze e dei vostri cuori sappiatelo proclamare dai tetti: che la nostra vita diventi missione in tutti gli aspetti, da quelli più personali a quelli sociali, e che incontrandoci ogni uomo si senta come di fronte ad un segno vivo del Signore Gesù crocifisso e risorto, centro del cosmo e della storia. Così sia.

Saluto finale
Dico tutta la mia profonda gratitudine e la mia partecipazione al momento di anniversario che hanno vissuto oggi don Mario Ansaloni, don Marco Bezzi, don Massimo Manservigi, don Mauro Paoluzzi e don Luca Piccoli. Io che sono quotidianamente testimone della loro grandissima dedizione alla vita della Chiesa e per il bene della sua presenza nel mondo, chiedo alla Madonna delle Grazie che continuino a vivere con la stessa forza, con la stessa energia e con gli stessi buoni risultati con cui hanno vissuto fino ad ora. Così sia.

* + Luigi Negri Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

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