14 gennaio 2020

Sia Lodato Gesù Cristo.
È particolarmente grave per noi questo momento perché per un certo tempo abbiamo potuto porre il nostro sguardo, accompagnare con la nostra vita, una personalità grande nella fede per la quale essa era il senso profondo dell’esistenza.
Vedendo Giorgio si capiva che la mattina si era svegliato per affermare ancora una volta la fede e la testimonianza della fede lo aveva accompagnato nelle vicende quotidiane che accettava tutte così come il Signore gliele metteva davanti.

Credo che per lui siano validissime le parole che Gesù disse a Natanaele: “Ecco, un vero israelita in cui non c’è inganno”. In Giorgio non c’era inganno, il suo cuore era affidato a Cristo con una verginità profonda che andava nel profondo della sua intimità come una certa generazione, la nostra, che ha sempre difeso la propria intimità che rivelava solo al Signore, che conosceva solo il Signore, che non ha mai tentato di ostentare davanti al mondo come se ci fosse qualcosa in cui avessimo parte noi.

Giorgio ha vissuto da signore nella vita perché non la possedeva; l’aveva ricevuta come un dono a cui era sempre stato devoto; questa vita di Dio, che pulsa dentro di noi, che ci vibra dentro e che determina tutte  le inflessioni della nostra esistenza, in tutti i momenti, senza farcene preferire nessuno, raccogliendoli nella Sua uno dopo l’altro, perché uno dopo l’altro, finiscono per comporre un disegno straordinario che eccede ogni misura, ogni attesa, ogni progetto.

Giorgio ha vissuto da signore perché si sentiva umile, era umile, non cercava sè stesso; ha goduto sempre del bene che ha fatto – e fu tantissimo – ma senza apparire in nulla, ricercando un atteggiamento che potesse essere attribuito a lui, ma tirandosi indietro, non per particolare intendimento ma perché era nella sua natura; non volere apparire, non voleva mettersi in primo piano.

Ha amato Dio, si fa fatica adeso dirlo, ha amato Dio con trasporto, ha amato Dio con una profondità verginale, ha parlato al suo Dio nella profondità della sua coscienza dentro una intimità che non ha mai rivelato a nessuno.

L’intimità di lui con il suo Dio. E da questa fonte inesauribile, la fonte della fede e della speranza, una fede chiesta ogni giorno con umiltà, una speranza alimentata ogni giorno e una carità praticata senza che nessuno la vedesse; e anche là dove nessuno poteva pensare che lui la praticasse, lui l’ha praticata.

Fede, speranza e carità sono state il sostegno della sua esistenza e per questo è passato nella vita con la signoria di Dio.

Al cristiano non vengono tolte le difficoltà, non viene neanche tolto dal mondo che è il luogo dove si accentrano tutte le tensioni, tutte le sfide, tutte le difficoltà. Al cristiano non è tolto il mondo, “Non Ti chiedo che Tu li tolga dal mondo ma che Tu li salvi dal male”

Giorgio ha vissuto salvandosi dal male, avendo come vanto interiore, non conclamato ma reale, che al male non avrebbe mai ceduto, che non ci sarebbero state mai ragioni per venir meno al giuramento grande del Battesimo che consegna la nostra vita a Cristo e solo a Lui, perché solo da Lui ci si aspetta la ricompensa, non soltanto alla fine ma lungo il cammino della vita.

Lasciatemelo dire con l’impudenza: l’abbiamo visto passare fra di noi con la sovrana signoria di Cristo e noi amiamo di più il Signore perché abbiamo incontrato Giorgio; se non lo avessimo incontrato avremmo fatto fatica a riconoscerlo nelle vicende di tutti i giorni, nelle circostanze di tutti i giorni, nelle fatiche di tutti i giorni, nella buona e nella cattiva sorte, nell’ampiezza di orizzonti che la Chiesa sa ancora evocare.

In Giorgio abbiamo imparato ad amare di più Gesù Cristo e questa è la grande gratitudine che abbiamo per lui e che avremo sempre per lui; senza di lui, non dico che ci sarebbe stato impossibile, nessuno può dirlo, ma senza di lui sarebbe stato molto, molto più difficile riconoscere che Cristo ci camminava accanto perché abbiamo avuto sempre l’intima intuizione che guardandolo vivere e camminare accanto a noi, accanto a noi camminasse il Signore Gesù Cristo.

E così sia

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