Cultura della vita vs cultura della morte

Di fronte all’insistenza e alla violenza con cui si tenta di legalizzare l’eutanasia, sono significative e attuali le seguenti riflessioni tratte dal libro di mons. Negri:
Per un umanesimo del terzo Millennio. Il Magistero sociale della Chiesa –
(Ares, Milano 2016, pp. 72-76).

Il disconoscimento radicale della persona umana e dei suoi diritti, se, almeno per il mondo occidentale, non ha più il carattere del totalitarismo politico dei regimi totalitari, ha tuttavia trovato una nuova espressione nella cultura di morte promossa dall’ideologia tecnocratica, nuova minaccia contro l’umanità […].

 

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Mons. Luigi Negri

Oggi, nell’orizzonte della grande ideologia tecnocratica che domina il mondo, la persona umana è considerata semplicemente un dato di carattere biologico, su cui la scienza è abilitata a operare tutti i possibili esperimenti in vista della creazione di livelli di vita fisica sempre più rispondenti agli ideali di comodità.

La vita umana ha perso qualsiasi dimensione di mistero: non è un dato originariamente gratuito da accogliere e da amare, è una situazione che dev’essere razionalizzata e dominata.

Quando la vita fisica mostra i suoi limiti, al suo sorgere, al suo declinare, per la presenza di condizionamenti che ne aggravano la procedura, o anche quando soltanto ostacola un benessere economico e fisico considerato irrinunciabile, allora la vita umana può essere variamente manipolata o addirittura negata.

Tale cultura di morte «è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società», in quanto «la vita che richiederebbe più accoglienza, amore e cura è ritenuta inutile, o è considerata come un peso in- sopportabile e, quindi, è rifiutata in molte maniere. Chi, con la sua malattia, con il suo handicap o, molto più semplicemente, con la stessa sua presenza mette in discussione il benessere o le abitudini di vita di quanti sono più avvantaggiati, tende a essere visto come un nemico da cui difendersi o da eliminare. Si scatena così una specie di “congiura contro la vita”» (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 12).

Le manipolazioni genetiche, l’aborto, la contraccezione, le varie forme di eutanasia costituiscono, secondo l’insegnamento della Chiesa e in particolare del Magistero di Giovanni Paolo II, un’immensa congiura dei nuovi potenti contro i nuovi deboli, nella quale domina un concetto di libertà assolutamente falso.

È una libertà che trova esclusivamente in sé, come pura reazione istintiva, le proprie ragioni e il proprio dinamismo, non più nell’essenziale riferimento alla verità: «Se è vero che talvolta la soppressione della vita nascente o terminale si colora anche di un malinteso senso di altruismo e di umana pietà, non si può negare che una tale cultura di morte, nel suo insieme, tradisce una concezione della libertà del tutto individualistica che finisce per essere la libertà dei “più forti” contro i deboli destinati a soccombere» (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 19).

La dottrina sociale ha sempre affermato che una libertà senza verità non è umanamente pensabile, in quanto conduce all’arbitrio dei potenti contro i deboli. Quando le strutture sociali e politiche assecondano questa congiura, conferendo alle violenze contro la vita il valore di leggi, proprio allora inizia il cammino verso il totalitarismo […]

Di fronte a questa situazione, che Giovanni Paolo II ha molte volte descritto in modo lucido, penetrante e impegnativo, il Magistero della Chiesa ha affermato il grande Vangelo della vita come fondamento ed energia alimentante un’autentica cultura della vita: «Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù».

Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura. All’aurora della salvezza, è la nascita di un bambino che viene proclamata come lieta notizia: “Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2, 10-11).

A sprigionare questa “grande gioia” è certamente la nascita del Salvatore; ma nel Natale è svelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce (cfr Gv 16, 21).

Presentando il nucleo centrale della sua missione redentrice, Gesù dice: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10).

In verità, Egli si riferisce a quella vita “nuova” ed “eterna”, che consiste nella comunione con il Padre, a cui ogni uomo è gratuitamente chiamato nel Figlio per opera dello Spirito Santificatore.

Ma proprio in tale “vita” acquistano pieno significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell’uomo» (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 1).

 

Buone letture:

“Chiesa Viva – Mater et Magistra” – Autore Luigi Negri – ed. Cantagalli

“CON GIUSSANI – La storia & il presente di un incontro” – Autore Luigi Negri – ed. Ares

Acquistabili c/o:

Libreria Centro Culturale Rosetum (MI)

e

sito Edizioni Ares

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