Intervista a Mons. Luigi Negri – di Cristiano Bedin, Resto Del Carlino – 23/12/17. Scarica l’intervista in PDF

«PENSIONATO io? Non ci penso proprio». Non rinuncia al proprio temperamento, l’arcivescovo emerito Luigi Negri, impegnato da mesi in un tour per mezza Italia tra convegni, esercizi spirituali e lezioni. Senza mai perdere di vista la «sua» Ferrara

Come si sente nel ruolo di arcivescovo emerito?
«Direi benissimo. Il vescovo emerito partecipa pienamente al collegio
episcopale ed in quanto vescovo, ovvero in forza della consacrazione
episcopale, è chiamato da Dio a dover esercitare quelli che
la chiesa cattolica chiama i tre munus: guidare, santificare e insegnare. Dopo la rinuncia al governo della diocesi che la Chiesa chiede al compimento dei 75 anni, mi sembra di poter vivere con maggiore immediatezza le questioni che riguardano più direttamente
la Chiesa Universale in tutti i suoi aspetti e caratteristiche».

Come è evoluto, quindi, il rapporto col suo popolo?
«L’intelligenza e il cuore, senza mai dimenticare la carne e le esigenze della nostra gente, si possono così aprire ad un respiro più universale che tra l’altro ho sempre cercato di avere e trasmettere in entrambe le diocesi in cui ho svolto il mio servizio episcopale».

Di cosa si sta occupando?
«Mi occupo di guidare, santificare e insegnare con l’obiettivo di
generare una ripresa di coscienza della nostra Tradizione Cattolica
e su di essa contribuire a che rinasca una inesorabile tensione missionaria che sappia far nascere la vita nuova Vera, Buona e Bella, che Cristo genera in chi lo accoglie e lo segue. Cerco di farlo nei tanti incontri, celebrazioni, conferenze, convegni in cui mi invitano a presenziare. Solo in quest’ultimo mese ho diretto gli Esercizi Spirituali alla Conferenza Episcopale della Liguria; guidato l’Assemblea del Clero della diocesi di Albenga-Imperia; amministrato il sacramento delle Cresime in diverse Parrocchie di Milano e di Bologna; presieduto il Convegno su Pio XI e i totalitarismi a Riccione; aperto la Missione Popolare a Caorle; tenuto diverse conferenze sulle Radici Cristiane d’Europa in Brianza, sulle Dat a Sassuolo e ad Albenga, su Lutero a Cremona, sulla Massoneria a Salerno, sulle questioni di Bioetica al Convegno Federvita Piermonte a Torino. E la chiamano pensione».

PENSIERO AI FERRARESI.
Mi auguro che i ferraresi rivivano la fede nel Signore Gesù Cristo e aprano realmente il cuore alla santa Chiesa

Se continua a seguire le vicende ferraresi, ha qualche preoccupazione?
«Le mie preoccupazioni sono oggi forse ancora intuizioni e sensazioni
incipienti che solamente il tempo e la riflessione potranno trasformare in qualcosa di più sistematico. Quello che mi auguro è che la chiesa locale non viva nell’ambito strettamente ecclesiastico ed in esso non si chiuda. Il mio sforzo pastorale è stato quello di riportare la chiesa nella vita della gente-gente e nel riconsegnare ai figli di Dio quella libertà evangelica che ha sempre posto la chiesa in antagonismo ad ogni forma di violenza di regime. Spero davvero che questa non venga mai meno tanto nell’esperienza della chiesa universale che in quella locale».

I RISCHI PER L’EUROPA
“Il laicismo e l’ateismo sono una cappa che grava sulla vita della società. La chiesa faccia proposte cristianamente alternative

Allargando lo sguardo, l’Europa sembra avere smarrito sempre più la propria identità, anche cristiana: che riflessione può fare su questo?
«Il laicismo e l’ateismo sono una cappa che grava sulla vita della società. La chiesa dovrebbe investire questa situazione di un giudizio chiaro e di una proposta realmente e cristianamente alternativa. Mi auguro che lo faccia presto in modo significativo e che non cada nello stesso rischio».



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