“PERCHÉ NON SIA SCONTATO”

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Domanda: Monsignore, come faccio a non fare in modo che questa nostra compagnia non diventi qualcosa di scontato? Come si può fare per evitare che, quando ci colleghiamo alle 18,30 per dire il rosario, questa esperienza non sia scontata? A volte si rischia di cadere nella banalità, nell’abitudine, tanto ormai facciamo così perché si fa così. Anche se diciamo il rosario, che per me ha una valenza importante, come possiamo fare in modo che non sia detto per modo di dire, con distrazione, come se stessimo chiacchierando di partite di calcio? Che cosa deve essere tenuto presente per evitare che sia così? Come possiamo aiutarci a vivere con desiderio il momento del Rosario delle 18,30?

Mons. Luigi Negri

Risposta: La banalità non è vinta dalla capacità individuale: non sono io che vinco la mia banalità. Il giorno che pensassi che la banalità fosse vinta da me finirebbe tutto, ma in senso negativo. L’amicizia richiama l’unica cosa non banale della vita, perché l’amicizia per noi è grande in quanto è l’amicizia di Cristo. Mi spiego. È l’amicizia di Uno che abita questa amicizia e che ci viene incontro attraverso questa amicizia. La grandezza della nostra amicizia è che ci fa vedere tutti i giorni l’altro come un uomo nuovo, come se lo vedessimo per la prima volta, pieni di gratitudine, non perché abbia fatto grandi cose per noi, e neanche perché io sia stato capace di fare chissà che cosa con lui, ma perché siamo stati, insieme, fedeli al Signore. E tutti i giorni quando i volti, il volto dell’uno o dell’altro, appaiono al nostro sguardo, nello spazio della nostra coscienza, che cosa ci viene incontro? Il Signore. Perché ci commuoviamo? Perché in questa amicizia con gli altri riaccade il Signore. Voi potete dirlo in tanti modi, nei modi più diversi, ma il miracolo della vita cristiana consiste nel fatto che «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 19). Vi rendete conto di quello che il Signore ci fa dire con questa sua espressione? Una delle ultime della sua vita terrena: «dove due o tre saranno insieme in nome mio, Io sarò con loro». Perciò intensifichiamo la preghiera, non tanto per diventare più bravi, rispetto a un punto o a un altro, non per diventare meno incoerenti, ma per amare di più la sua Presenza. È vero ed è giusto che bisogna chiedere anche la perfezione, ma la perfezione come espressione, non della nostra bellezza o della nostra capacità, ma come risvolto del volto del Signore nella nostra vita.

Amici dobbiamo chiedere Cristo, non dobbiamo chiedere altro; dobbiamo chiedere Cristo come il grande e indimenticabile – per noi – Jacopone da Todi che, nel discredito del mondo, che circondava, allora come oggi, i poveri cristiani, pregava e, rivolgendosi ai vicini, chiedeva di amare il Signore sopra ogni cosa, amare Cristo e «non mai finissi». Pregare senza finire, senza smettere: questo è ciò che rende santa la vita. Di questa santità abbiamo fame e sete. Questa santità ci interessa più di tutti i tesori di questo mondo. Nella nostra vita, noi abbiamo bisogno di questa ricchezza, che è la povertà di Dio. Solo di questo abbiamo bisogno: se c’è tutto il resto, meglio, se non c’è, possiamo vivere lo stesso senza sentirci assolutamente in difficoltà.

Fratelli, vi benedica il Signore e vi faccia camminare lieti e forti. Lieti e forti, perché nella nostra letizia portiamo al mondo la forza di Dio.

Vi benedica Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen

+ Luigi Negri

Arcivescovo Emerito Ferrara-Comacchio

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