L’irruzione di Dio nella Storia

Proponiamo alcune meditazioni di mons. Luigi Negri sul Natale, che rifuggono dalle immagini riduttive e stereotipate, e aiutano pertanto a comprendere e a vivere il tempo del Natale con piena consapevolezza (tratto da Luigi Negri, Il Mistero si fa Presenza. Meditazioni sui tempi liturgici, Ancora, pp. 46-48).

La Rivelazione è la risposta alla grande attesa del cuore dell’uomo. In continuità con questa grande attesa e, insieme, in rottura con la meschinità rappresentata dalla dimenticanza dell’attesa e dalla sostituzione a essa della propria misura. Il Natale porta il mistero di Dio dentro la vita dell’uomo, dentro la struttura ultima della sua esistenza.

Nella Messa della notte di Natale la liturgia ci propone il brano della Lettera di san Paolo agli Ebrei: «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1, 1-2).

In questi giorni è venuto, nato da una donna, secondo la legge, secondo la carne. Il mistero del Natale porta nella storia e nella vita dell’uomo la presenza inimmaginabile di Dio, di Colui cioè che compie le attese che Egli stesso ha messo nel cuore dell’uomo. «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14).

Come ricordavano i Padri della Chiesa quando commentavano questo bellissimo e antichissimo inno liturgico (espressione, cioè, della primissima consapevolezza e coscienza della comunità cristiana), la grande affermazione che il Verbo si è fatto carne è introduzione a quest’altra, altrettanto misteriosa e definitiva: «A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12).

Ecco che cosa è il Natale: l’irruzione definitiva di Dio nella storia dell’uomo, per la vita e la verità dell’uomo.

Il paradosso del Natale è contenuto nella seguente preghiera: «L’universo non Ti contiene, o Figlio di Dio, eppure il grembo di una vergine è diventato il tempio della Tua dimora». Il paradosso del Natale è che Dio è venuto in un uomo, inizio di una storia, e ormai è per sempre con l’uomo e per l’uomo, ma dentro un seme che si sviluppa, una comunità che
si modula, una storia che accade.

Nella liturgia di questo periodo vediamo i termini di questa storia. L’inizio paradossale: un Dio che prende le forme di un bambino, con tutte le caratteristiche di fragilità e di debolezza di un bambino. Eppure, fin dall’inizio, c’è come una travolgente consapevolezza che dal Natale all’Epifania fa avvertire questo avvenimento come straordinario, un avvenimento che ha già le caratteristiche del «per sempre» e «per tutti»: un avvenimento semplice, un bimbo, fa avvertire che in Lui troveranno pace e giustizia tutti i popoli.

Per Lui e di fronte a Lui ci si comincia a dividere: subito ci sono i primi martiri, coloro che effondono il proprio sangue per il Signore, alcuni prima ancora di avere la capacità di affermarlo coscientemente, i santi Innocenti, e, immediatamente dopo il Natale, santo Stefano.

È il paradosso di una definitività ormai presente in una concretezza che cresce e matura, fatta di spazio, di tempo, di piccole cose e piccoli gesti; è la convivenza fra Maria e Giuseppe con il Bambino; ed è per questo che nel periodo di Natale ritroviamo anche la festività della Santa Famiglia.

È una cosa indicibile, indescrivibile: «L’universo non Ti contiene, o Figlio di Dio, eppure il grembo di una vergine è diventato il tempio della Tua dimora ». L’universo non riuscirebbe a contenere il mistero di Cristo, eppure il piccolo grembo della Chiesa, il piccolo grembo della nostra comunità è il luogo ove questa definitività prosegue.

Come Maria non ha potuto sottrarsi alla convivenza con questo bambino, così noi non possiamo pensare che la verità della nostra vita, il frutto del Natale che è la nostra santità, avvenga senza l’impegno della vita con questa presenza paradossale. Il paradosso è nella storicità, nella concretezza e nella storia, nel suo sviluppo.

Ma ciò che è detto di Cristo nel Natale non può non essere detto della storia di Dio e di Cristo nella nostra vita: come la storia di Cristo con Maria materialmente passa attraverso quell’essere fisicamente fragile che è un bambino di pochi giorni, così il mistero di Cristo fa corpo con la fragilità di questa comunità umana che è la Chiesa. Il mistero del Signore
si concretizza, quindi, nella povertà della nostra amicizia, dentro la quale si gioca tutto.

Foto: Pinturicchio 1492 – Gesù Bambino delle Mani – Fondazione Giordano, Perugia

_____________________________________________________________________________________________

A Natale dona un buon libro:

“Chiesa Viva – Mater et Magistra” – Autore Luigi Negri – ed. Cantagalli

 

“CON GIUSSANI – La storia & il presente di un incontro” – Autore Luigi Negri – ed. Ares

 

Acquistabili c/o:

Libreria Centro Culturale Rosetum (MI)

e

sito Edizioni Ares

Pin It on Pinterest

Share This