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San Giovanni Paolo II – don Luigi Negri

Carissimi amici, mi sovviene spesso, in questi tempi, una grande certezza che è insieme anche una grande domanda: la certezza che il Signore è risorto ed abita in mezzo a noi; la domanda che cresca in noi questa consapevolezza.

Questo è il filo conduttore della fede che, da duemila anni, perseguita la nostra vita, cioè continua a seguire la nostra vita. La nostra vita non è sola e non è abbandonata alle circostanze grazie a questa presenza buona e radicale, più profonda del nostro bene e più profonda del nostro male, che sostiene la nostra esistenza, nella buona e nella cattiva sorte. Il Signore è con noi e, san Paolo aggiungeva, «se il Signore è con noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31). Tutta la serie di circostanze negative, di tensioni, di provocazioni, di sfiducie, di dolori, di errori non viene meccanicamente tolta, ma può essere vissuta nella certezza di una vita più profonda e più vera.

Il fatto che la nostra esistenza poggia sulla presenza di Cristo è il grande annunzio che risuona nei nostri cuori in questi giorni. Il Signore è risorto e perciò la nostra vita non poggia più sulla materia incerta dei nostri sentimenti, dei nostri progetti, delle nostre azioni, dei nostri interventi, dei nostri giudizi e dei nostri pregiudizi. La nostra vita, come diceva san Paolo, è «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3); la nostra vita vive là dove il mistero dell’Essere di Dio si è comunicato, là dove il mistero della sua Presenza si fa storia, là dove la Presenza del mistero di Dio si fa carne e sangue, così che le nostre mani si possono protendere verso di Lui, incontrarlo e stringerlo a noi.

Viviamo la nostra vita abbandonati a Cristo: questa è l’unica ricchezza. Viviamo la nostra vita sperando per questa vita il bene, che non è l’assenza di difficoltà, né il benessere del corpo e neanche il benessere dell’anima. La beatitudine non è il benessere ma la Verità, ossia la Verità di Cristo posta dentro i nostri cuori. Questo noi desideriamo: conoscere Cristo sempre di più. Questo noi chiediamo: che Cristo investa totalmente la nostra esistenza e, come ci ricordava Jean Guitton, in alcuni passi mirabili dei suoi diari, che la potenza di Dio, investa tutta la nostra vita e non lasci neanche un pollice che non ne sia occupato.

Noi desideriamo vivere la nostra povertà, cioè il nostro essere solo di Cristo. Questa povertà diventa la nostra ricchezza perché in questa povertà le cose diventano davvero nostre: la vita, la morte, il peccato, la liberazione, il bene e il male, tutte le circostanze della vita, si compongono in un disegno mirabile. La vita non è inutile perché la vita nasce profondamente dal cuore di Cristo. Egli cambia la nostra vita e la apre al mistero dell’incontro con tutti i fratelli. La nostra vita non è chiusa nelle nostre brevi e dominabili figure, ma si apre al mistero di Dio e, aprendosi al mistero di Dio, va con decisione e con amore verso l’universo.

Signore, dacci la capacità di vivere in ogni istante, in ogni circostanza, anche la più piccola, il grande respiro dell’universo, perché l’uomo non è fatto per le piccole cose, ma per l’universo. Le dimensioni universali della fede sono le dimensioni normali della vita del cristiano. Con questa certezza, già piena di gratitudine, la nostra vita si apre ogni giorno con un passo sempre antico e sempre nuovo: sempre antico, perché radicato nella fede, e sempre nuovo, perché spalancato alla missione.

Vi benedico tutti di cuore.

+ Luigi Negri

Arcivescovo Emerito Ferrara-Comacchio

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