L’appartenenza è il dispiegarsi di atteggiamenti e di posizioni che sono assolutamente nuove, ma che in questa novità rivelano dimensioni profonde e vere della personalità e della storia”.

Incontri con Mons. Luigi Negri Arcivescovo Emerito di Ferrara-Comacchio.

Domande di P. Marco Finco ofmcap.

P. Marco Finco: capitolo secondo di “Generare Tracce nella storia del mondo”, La compagnia guidata al destino è una dimensione dell’io: appartenenza. L’inizio di questo paragrafo è, a dir poco, sconvolgente. “Il riconoscersi insieme nella compagnia perché c’è Cristo sviluppa il senso di una appartenenza che è costitutivo della persona stessa. Una tale compagnia è qualcosa di sostanziale per la definizione del nostro io”. Il “senso di una appartenenza” è definita da Giussani come “costitutiva della persona stessa”,  Giussani aggiunge, però, questa sottolineatura che mi sembra particolarmente interessante, cioè: Una tale compagnia è qualcosa di sostanziale per la definizione del nostro io”. Se lei, monsignore, ci aiuta a capire di più, ad entrare di più in questa duplice questione, per aiutarci a comprendere maggiormente che la “compagnia guidata al destino è una dimensione dell’io”.

Mons. Luigi Negri: si. L’appartenenza non è un atteggiamento individuale, non è una capacità di apertura nei confronti delle persone o delle cose, è qualche cosa di più profondo e di più sostanziale. Io comprendo che la mia vita non è mia, non è riferibile soltanto a me, non è caratterizzata da atteggiamenti o da posizioni che portano nella nostra vita, nella nostra esperienza, fattori il più delle volte non comprensibili fino in fondo, che non rivelano fino in fondo novità intellettuali o morali. L’appartenenza è il dispiegarsi di atteggiamenti e di posizioni che sono assolutamente nuove, ma che in questa novità rivelano dimensioni profonde e vere della personalità e della storia. Credo che questo sia assolutamente importante da recepire. La novità della vita non è una serie di atteggiamenti, che oggi ci sono e domani possono non esserci, la novità è il dispiegarsi nella vita umana di una o più dimensioni che danno alla nostra vita personale la sua ampiezza vera, la sua dimensione vera. Se questo è vero, ed io ritengo che questo sia vero, ritengo che questo sia un dato fondamentale dell’esperienza umana, se questo è vero allora la nostra responsabilità consiste nel far emergere questa grandezza. C’è, nella nostra vita e nei nostri rapporti, una grandezza che deve manifestarsi, e noi ci sentiamo positivamente legati a questa grandezza che deve rivelarsi. Riteniamo che un aspetto fondamentale della nostra personalità stia nel favorire l’emergere di questa grandezza, l’esprimersi di questa grandezza. Credo che la nostra personalità si giochi proprio nel riconoscere che c’è questa grandezza, nel desiderare che questa grandezza si manifesti, nell’amare l’esprimersi di questa grandezza, nella quale, la nostra personalità, in qualche modo, si assicura. La questione fondamentale della vita è che la nostra personalità venga “assicurata”. Cosa vuol dire che venga assicurata? Vuol dire che questa nostra grandezza trovi e riconosca il suo fondamento e abbia la sua espressione. Credo che la grande questione umana, della vita, della vita di ogni uomo, quindi della nostra vita in quanto apparteniamo al mistero di Cristo e della Chiesa, credo la grandezza della nostra vita umana e cristiana stia in questo fatto: che si possa esprimere la grandezza che Dio ha legato alla nostra vita umana e storica, e questa grandezza sia una fatto positivo per gli uomini che vivono accanto a noi. Questa è la novità. È positiva la nostra vita perché in essa emerge la positività di Dio e perché in questa positività di Dio viene attuata una realtà positiva per tutti gli uomini e non solo per noi.

P. Marco Finco: si può dire che le cose che stai affermando sono un po’, mi passi il termine, la “traduzione” di quell’affermazione di don Giussani, in questo paragrafo, quando dice: “Nell’appartenenza al Dio che è diventato Uomo, la nostra dipendenza totale, il nostro essere fatti, diventa chiaro”?

Mons. Luigi Negri: si. Questa è una formulazione preziosa e bellissima. In fondo si tratta di capire che il contenuto dell’appartenenza è il mistero di Dio, non delle formulazioni teoriche, non delle formulazioni astratte. Il mistero di Dio è buono per l’uomo, per ogni uomo, questa è la verità della nostra appartenenza a Cristo e attraverso Cristo alla Chiesa. La nostra vita è buona, buona perché Dio ce l’ha consegnata con una radicale bontà che nel tempo si manifesta. Noi, in fondo, abbiamo un contenuto fondamentale di preghiera: che nel tempo si riveli la grandezza che Dio ci ha dato, che nel tempo, passando il tempo, il tempo della vita, il tempo delle circostanze, il tempo degli ambiti positivi o negativi della vita, si riveli quella grandezza che Dio ci ha consegnato.

P. Marco Finco: per cui, don Giussani dice: “solo nell’esperienza di questa coesione incomincia ad albeggiare all’orizzonte della nostra coscienza la percezione di un significato positivo, nonostante tutto, del tempo, cioè di qualcosa di più grande e di più forte del male e di più potente dell’angustia del presente. Qui si capisce il valore della compagnia cristiana, di questo strumento ideato da Dio come riflesso di Se stesso – perché Dio è una compagnia -: essa ci richiama a ciò verso cui andiamo, al significato di quello che siamo, alla bellezza profonda, alla tenerezza tenace, alla capacità intensa di sacrificio e di dedizione, secondo l’ideale che sorge dall’essere stati assimilati a Cristo in quel momento che è il più grande della vita – come ci eravamo detti l’ultima volta – e che si chiama Battesimo.” È dentro questa appartenenza, dentro questa coesione che diventa chiara la nostra dipendenza, il nostro essere fatti da un Altro. E tutto questo porta alla riscoperta, in ogni giorno, di una positività della vita.

Mons. Luigi Negri: si, siamo, ogni giorno, dalla misericordia di Cristo, chiamati a sperimentare e ad approfondire l’assoluta bellezza e l’assoluta positività della vita. Dio ci ha donato una vita straordinaria, come profondità, come intensità e come destino. La nostra non è una vita inutile. La nostra è una vita colma di senso e significato. Il senso della vita è che appaia, nell’orizzonte dell’esperienza di ogni giorno, la bellezza di Dio. Nella bellezza della realtà siamo chiamati a fare esperienza della bellezza che Dio concede agli uomini. Fare esperienza della bellezza e scoprire al fondo di ogni brano d’essere, dalle piante e dal creato, scoprire la profondità e la verità di Dio. Ecco, io credo che noi camminiamo ogni giorno dentro questa profondità e in questa profondità si rivela la bellezza e profondità di Dio.

P. Marco Finco: è per questo che si arriva ad essere capaci, come dice don Giussani nell’ultima parte di questo paragrafo, di dare la propria vita per l’opera di un Altro?

Mons. Luigi Negri: si, certo, perché se il senso profondo della vita è che si affermi nel mondo e in me questa vita nuova di Dio, allora non si può che vivere e lavorare perché la vita nuova di Dio si manifesti in me e, attraverso me, nel mondo.

P. Marco Finco: grazie, monsignore. La prossima volta affronteremo il paragrafo quinto di questo capitolo: Una concezione nuova dell’intelligenza e dell’affezione.

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