La novità è il volto della presenza del mistero di Dio e tale presenza porta in primo piano quella novità di vita e di rapporti che caratterizzano l’esperienza cristiana.

Incontri con Mons. Luigi Negri Arcivescovo Emerito di Ferrara-Comacchio.

Domande di P. Marco Finco ofmcap.

P. Marco Finco: Capitolo secondo di “Generare Tracce nella storia del mondo”, paragrafo 6: “Una moralità nuova”. All’inizio di questo paragrafo don Giussani dice: “Per Simone figlio di Giovanni e per Paolo l’origine della conoscenza nuova è identica all’origine della loro moralità: un Avvenimento presente. La moralità nuova ha origine nella presenza di Cristo. Nel righe successive di questo paragrafo, dopo aver denunciato il moralismo come deviazione della morale, e dopo aver identificato due sintomi gravi del moralismo, cioè il fariseismo e la facilità alla calunnia, Giussani afferma che per poter essere capaci di moralità occorre la coscienza di essere peccatori. “per questo – dice Giussani concludendo questa introduzione di questo paragrafo – la moralità è una tensione di ripresa continua”.
Ecco, se ci aiuti ad approfondire questi concetti…soprattutto, secondo me decisiva, la questione della novità. Mi sembra importante poter andare a fondo del concetto di novità, che forse noi diamo sempre un po’ per scontato.   

Mons. Luigi Negri: Il primo fattore, quando si imposta un problema di novità nella vita dell’uomo, è quello di liberarci dalla tentazione di considerare la novità come espressione della capacità del singolo uomo. La novità non la fa nessuno, la novità è il modo di porsi di Dio che investe l’esperienza umana e la storia proprio nella misura in cui la vita umana cambia. La vita umana non si muove più secondo la logica dei propri interessi o dei propri progetti, ma si muove secondo la misura dell’azione di Dio, della Presenza di Dio. Ecco, io credo che qui, in questi punti, o meglio in questo punto, è in gioco molto della concezione cristiana della vita e delle cose, così come l’ha proposta lungo tutta la sua storia umana don Giussani. La novità cristiana accade nell’uomo se l’uomo non si pone più come capace di creare lui il nuovo, o di dare lui significato adeguato alle varie dimensioni della vita, la novità comincia ad essere un evento, una esperienza, soltanto se l’uomo accetta che la vita, la vita umana vera, sia il frutto misterioso ma reale della presenza di Cristo. Questo è il dato di fatto imponente in questa condizione nuova: la novità cristiana è riconoscere ogni volta con una profondità nuova, con un cuore nuovo, con un sentimento nuovo dell’esistenza, il mistero della Presenza di Cristo. È nuovo ciò che si pone nella vita dell’uomo e si pone senza idolatrie e senza esasperazioni. La novità è il volto della presenza del mistero di Dio e tale presenza porta in primo piano quella novità di vita e di rapporti che caratterizzano l’esperienza cristiana.

P. Marco Finco: Scusami, ti interrompo un attimo perché questa cosa che dici mi colpisce particolarmente. Nel prosieguo di questo paragrafo don Giussani parla del si di Pietro, la famosa domanda “Mi ami tu?”. È già imponente la domanda, ma la risposta di Pietro forse è ancor più “imponente” se si tiene conto della coscienza che aveva di quello che aveva fatto…dove sta la possibilità del si di Pietro? “sta nel fatto – dice don Giussani – che egli aveva intravisto in quegli occhi che l’avevano fissato quella prima volta, e che poi lo avevano fissato tante altre volte durante le giornate e gli anni seguenti, chi era Dio, chi era Jahve, il vero Jahve: misericordia.” Pietro in quel volto che lo stava guardando vede Dio. È questa cosa che stai dicendo tu adesso? Cioè la novità è data nel riconoscere l’avvenimento di Dio dentro la tua storia, una novità che si impone dentro la storia. Nel volto di Gesù Pietro riconosce e conosce Dio e per questo è reso capace di dire “si, Signore, tu lo sai che ti amo”.

Mons. Luigi Negri: Si, io credo che, per riprendere il tema di fondo della novità, la novità della vita accade sempre di nuovo nel cuore dell’uomo, perché la novità della vita è un evento di grazia donato al singolo uomo, questa novità non è riconducibile assolutamente né alle capacità di analisi etica, che l’uomo può fare della sua vita, non è l’analisi introspettiva che guida la novità, neanche una progettualità morale diversa, che scaturisce dalla capacità morale dell’uomo. Non si è nuovi perché si vuole essere nuovi, non si è nuovi neanche perché si è tenuto e vissuto coerentemente le indicazioni morali della fede cattolica. Il nuovo è dono, questo penso che sia il primo salto da sorprendere, il primo affondo da sorprendere dentro la nostra esperienza: il nuovo è un dono e in nessun modo può essere ricondotto alla interpretazione umana delle cose o alla concezione normale dell’esistenza. Su questa esperienza di novità, come dono della vita nuova di Dio all’uomo, si impianta un cammino di cambiamento reale. Riconoscere che il nuovo è accaduto e accade per la presenza di Cristo vuol dire collegare la nostra esistenza alla presenza di Cristo. E questo, io credo, sia un dato straordinario: se novità vuol dire una esperienza di straordinarietà, cioè una esperienza di vita che va oltre qualsiasi immagine, qualsiasi progetto, qualsiasi capacità, se il nuovo è qualche cosa che sposta i termini della vita dal presente, pur carico di stimoli e di sensazioni positive, a un domani che rimane incomprensibile o non interpretabile, cioè se la novità dice qualcosa che non può essere ricondotto immediatamente alla capacità dell’uomo, ma che esprime la somma di tutte le capacità storiche così come si trovano nel cuore e nella vita del Signore Gesù. Ecco, ciò che è in gioco, ciò che è fatto scattare, direi addirittura, dal termine stesso novità, in fondo si esprime in questa domanda: a che condizioni la novità ci tocca, ci è donata e a che condizioni questa novità donata cambia la vita dell’uomo, del singolo uomo? E cambiando la vita del singolo uomo avvia il cambiamento della storia. Allora la novità porta con sé, inesorabilmente, non un progetto ideologico, ma il desiderio di partecipare al farsi del cambiamento di Dio nel mondo.

L’uomo ha bisogno di mettere gli occhi là dove la parola novità non è più una tensione, non e più una apertura, ma la novità è una esperienza desiderata e sperimentata, che cambia la vita dell’uomo e della storia e rende partecipi vivamente dell’accadere della novità di Dio nel mondo.
Questo è quello che è il volto che la parola novità prende nella vita dell’uomo che ama Dio e che si fida di Dio.

La parola novità è l’esperienza di un cambiamento che accade nel singolo, che mobilita la realtà singola a da essa si dilata a tutto il mondo. Per questo la novità cristiana è una fecondità che realizza le promesse che contiene.

La novità non può essere semplicemente un desiderio di cose diverse, di esperienze diverse, la novità è la percezione che Dio ha cambiato e sta cambiando l’uomo e il mondo. E questo inizio di cambiamento vedrà nel cambiamento reale dell’uomo e della storia la sua prima e più decisa attuazione.

P. Marco Finco: È per questo che don Giussani dice che “senza la coscienza di essere peccatori…” non c’è una morale nuova. Il protagonista della vita non è l’uomo ma è Dio. Per cui, perché io possa vivere e fare esperienza di questa morale nuova occorre che mi incammini ogni giorno nella coscienza del mio essere piccolo, del mio essere fragile, del mio essere peccatore?

Mons. Luigi Negri: Il punto di riferimento, direi anche fisico, psicologico, morale, il punto di riferimento della mia persona, che è chiamata a fare esperienza della novità umana, perché Dio compare nella mia vita donandomi una novità umana, la novità che viene proposta è un cambiamento dell’esistenza che dimostra la capacità di Dio di cambiare la storia qui ed ora e la capacità di Dio di prendere questa realtà cambiata e farla fermentare nella vita e nella storia degli uomini come un seme di novità.

La novità cristiana è una novità presente che si rinnova come capacità di cambiamento. Viene raccolta dall’uomo come capacità di cambiamento e viene vissuta e testimoniata dall’uomo come la possibilità di cambiare il senso della vita e della storia. La novità, che è il dono più alto, e di cui si percepiscono i fattori in maniera misteriosa è l’esperienza di un cambiamento che cambia l’uomo e attraverso il cambiamento dell’uomo cambia il mondo. Questa è la novità cristiana: un cambiamento presente, decisamente insediato nel presente, e aperto nel fermentare la vita e la storia del futuro, senza cedimenti, senza paure. La novità di Dio attacca l’esperienza dell’uomo, cambia l’esperienza dell’uomo e rende l’esperienza dell’uomo qualche cosa di riconducibile soltanto a Dio.

P. Marco Finco: A conclusione di questo paragrafo don Giussani dice che: “la prima condizione per la moralità nuova è fare memoria di quella Presenza che eccede i termini dell’umano conoscere”. La possibilità che riaccada ogni giorno questa esperienza per me sta, anzitutto, nella memoria di quella Presenza, attraverso la compagnia della Chiesa.

Mons. Luigi Negri: Il nuovo non è un settore dell’esistenza, sentito in modo prezioso, commovente, il nuovo non è qualche cosa di reale ma nascosto, che l’uomo sa che cosa è anche se non riesce a formulare bene i termini di questa Presenza, il nuovo è l’esperienza che si comunica al singolo, che fermenta la vita del singolo e che dalla vita del singolo investe e cambia la vita del mondo. Per questo la novità è un dono fecondo, è un dono che non rimane chiuso nell’esperienza della Presenza di Dio, ma questa è una Presenza che rivela la sua capacità di cambiamento del singolo e della storia.

Io credo che a partire da questo punto si possa percepire che la moralità è un cambiamento della vita in tutti i suoi aspetti, non è soltanto un cambiamento particolare di certe zone temperamentali, di certe fasce affettive, di certa volontà intellettuale, la novità è l’apparire della novità di Dio accolta nel cuore dell’uomo, che diventa forma dell’intelligenza e della vita nuova.

Questo è il grande annuncio della fede, l’annuncio della fede è che “Il Verbo si è fatto carne” e non sta in una segretezza lontana, misteriosa e quindi inattingibile, ma sta in una Presenza che può essere rincontrata, amata e voluta. Una Presenza che diventa punto di riferimento per la preghiera, la preghiera che Cristo sia presente. La più antica preghiera della Chiesa al Signore Gesù Cristo: “Vieni Signore Gesù”.

La Chiesa sa che Cristo è presente e non si può staccare dall’uomo, non può e non vuole staccarsi dall’uomo, ma costituisca una Presenza inevitabile e inesorabile.

La moralità è la capacità, invocata, di vivere l’esperienza della vita umana secondo questa novità. Non che Dio realizza il nuovo, ma che Dio diventa nuovo in Cristo e diventando nuovo in Cristo inizia il cambiamento della vita dell’uomo e della storia.